Veneto Banca: bruciati i soldi di tutti i soci

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Veneto Banca: bruciati i soldi di tutti i soci

Veneto Banca nella bufera dopo la decisione di ieri sera del Consiglio di Amministrazione di fissare fra 10 e 50 centesimi di euro il nuovo prezzo delle proprie azioni. Con un valore di mercato che, fino a poche ore fa, navigava spesso sopra i 40 euro ad azione, la conseguenza è di avere polverizzato quasi cinque miliardi di capitale.

Arriva il momento in cui, dopo tutte le chiacchiere, bisogna guardare in faccia la realtà. Di solito si tratta di un momento duro, perché è quello in cui si apprende che ciò che si riteneva vero non lo è più e che non c’è verso di rimettere a posto le cose. Il momento di Veneto Banca sembra proprio di questo genere. Dopo anni passati nel paradiso dell’autovalutazione – se così si può dire – nella realtà a sé stante dell’istituto di credito popolare (non quotato), ora tocca confrontarsi con la verità e, come ha spiegato a La Stampa il sociologo dell’Università di Padova Daniele Marini, “questa volta non si possono addossare le colpe alla politica, ma va messa in discussione la classe dirigente locale in senso lato”.

Per quale che sia la spiegazione, con relative responsabilità, rimane il fatto che gli oltre 87 mila soci di Veneto Banca, questa mattina, si sono svegliati con il conto corrente azzerato.

I loro titoli sono infatti passati in poche ore da un valore di 40 euro cadauno ad uno che sta fra 10 e 50 centesimi, con relativa impietosa conseguenza sul totale. Ci hanno rimesso tutti, dallo stilista Caovilla a Silvio Berlusconi (che ha perso più di un milione di euro), da Bruno Vespa e figli alla famiglia Beretta, fino alla Argo Finanziaria (gruppo Gavio). Accanto alle grandi perdite, ci sono quelle più contenute, quelle da qualche migliaio di euro, che hanno colpito piccole realtà imprenditoriali e famiglie. In quasi il 90% dei casi, i soci sono persone fisiche di età media sopra i 60 anni, cioè, di fatto, pensionati che si sono visti azzerati tutti i loro risparmi. “Le ricadute di questa storia”, ha spiegato Daniele Marini, “si faranno sentire ancora a lungo non sui grandi, ma su piccoli imprenditori, artigiani, famiglie che avevano investito i risparmi”.

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