Venexit 2017: il Veneto vuole uscire dall’Italia

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Venexit 2017: il Veneto vuole uscire dall’Italia

Venexit 2017: il Veneto vuole uscire dall'Italia

Referendum autonomista in Veneto: 2o 9 aprile 2017. Un referendum consultivo, sul modello della Brexit.

Due le ipotesi di data per il referendum autonomista in Veneto. Sarà solo consultivo, sul modello della Brexit, ma vista l’aria che tira in tutto l’Occidente, il voto indipendentista potrebbe essere l’inizio di un percorso forse pericoloso per un’Italia concentrata solo su Renzi e non sul reale stato di salute del Paese.

Luca Zaia, il presidente del Veneto, ha annunciato la consultazione in Argentina, al circolo della comunità trevigiana, una delle tappe del suo tour in America Latina per incontrare gli emigranti dall’ex Serenissima. Milioni di persone che il Doge vorrebbe coinvolgere proprio nel referendum autonomista. Veneto fuori dall’Italia.

Un recente sondaggio della Demos di Ilvo Diamanti, commissionato dal Gazzettino, ha infatti certificato che ben il 48 per cento dei veneti vorrebbe l’indipendenza, contro il 47 di cosiddetti italianisti.

Ecco perché l’Italia dovrebbe prendere sul serio questo referendum autonomista.

Il Veneto regala ogni anno a Roma qualcosa come 20 miliardi, il famoso residuo fiscale, cioè la differenza fra il gettito e i soldi che ritornano nel territorio sotto forma di spesa pubblica. Se prima o poi si arrivasse a uno statuto speciale sul modello siciliano o altoatesino, per il governo italiano sarebbe un bel guaio: di fatto perderebbe il valore di una finanziaria. Dolori molto forti.
L’emicrania per il presidente Renzi potrebbe diventare così permanente perchè la Venexit fa rumore, ma qua è tutto il Nord che vuole fuggire da uno Stato. Sito che è capace solo di inventare bonus occupazionali per il Sud e di togliere 400 milioni alla Lombardia, unica regione a zero debito !! Per poi regalare 600 milioni alle società campane del trasporto pubblico. Mahhh!

Roberto Maroni, presidente dei lumbard, sta percorrendo la stessa strada di Zaia. E probabilmente anche a Milano, così come a Bergamo, Brescia, Varese, Lecco, Como, Cremona, Pavia, Mantova, Lodi, Monza e Sondrio, si voterà il 2 o il 9 aprile per chiedere l’autonomia fiscale dallo Stato centrale.

Italia trema quindi.

Un voto che potrebbe contagiare perfino la Liguria di Giovanni Toti, ormai punto focale della triplice intesa con Zaia e Maroni. Pensate: se tutto il Nord chiedesse a voci unite lo statuto speciale, potremmo dichiarare la bancarotta dell’Italia.

Pare facile per molti liquidare la questione come folclore. Soprattutto adesso che la Lega è impegnata in un percorso di italianizzazione per il movimento lepenista-trumpiano. Peccato che è proprio adesso che il popolo veneto sarà invece più libero di intraprendere un percorso che partendo dalla richiesta di autonomia, e potrebbe sfociare in qualcosa di molto più grande.

Qualcuno, sotto la linea gotica, si metterà a ridere dei referendum indipendentisti, e chi non riderà tirerà fuori il solito populismo e i fantasmi della guerra jugoslava, senza capire che le parole buoniste hanno veramente rotto le scatole.

Qui conta il portafoglio: una volta stava a destra, poi ha cambiato la sponda, adesso lo teniamo ben stretto in mano per paura che un amico della Ue ce lo porti via per sempre.

E con i partiti spappolati e i sindacati sorpassati dalla storia, non resta che dare chiari segnali con questi referendum: questa stavolta vogliamo decidere noi dei nostri soldi, senza farci imporre decisioni dalle banche centrali o dai Napolitano di turno.

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Chiara Cichero 1240 Articoli
Mamma, laureata, scrittrice incallita, ambientalista da una vita, esperta in Pnl, in comunicazione di massa e nel benessere emotivo. Maremmana per amore di questa terra tanto rigogliosa, fiorentina di nascita e di formazione. Blogger e redattrice on line, attualmente studentessa in Seo Web Marketing Specialist.