Ventura: “40 giorni cruciali se giochiamo da Toro” COMMENTA  

Ventura: “40 giorni cruciali se giochiamo da Toro” COMMENTA  

Il Toro è atteso da un rush finale decisivo per il suo campionato. I granata, tra recuperi e partite ufficiali, giocheranno otto partite e mezza in 40 giorni: “I 40 giorni decisivi del campionato, in cui ci giocheremo tutto”, ha detto GiampieroVentura questa mattina al centro Sisport durante la conferenza stampa di vigilia prima della trasferta di Bari. “Cosa mi spaventa della sfida di domani? Non mi fa paura nessuno e da qui alla fine mi spaventa solo il Toro. Se la squadra è quella di Empoli si perde. Ogni volta che abbiamo abbassato la guardia abbiamo perso. Se invece giochiamo da Toro non ci ferma nessuno e non ci deve fare paura nessuno. Dobbiamo avere fame di risultato. Dobbiamo giocare otto partite e mezza in poco più di un mese, una ogni tre giorni. E’ la prova del nove per capire chi siamo. Tutte le altre considerazioni lasciano il tempo che trovano. Abbiamo lavorato un anno per arrivare a giocarci questi 40 giorni al massimo e dovranno essere 40 giorni da vivere dentro una campana senza ascoltare niente e nessuno. Inutile pensare se vinciamo o non vinciamo. Non importa. L’importante è fare i punti che ci servono per il nostro obiettivo. Non ci sarà nemmeno il tempo per disquisire dopo ogni gara giocando 72 ore dopo il match successivo. E’ un tour de force che non si è mai visto nella storia della serie B. In questi 40 giorni ci giochiamo un’intera stagione”.


Ha sentito qualcuno da Bari in questa settimana? Che accoglienza si aspetta?
“Si sono già fatte troppe parole in questa ultima settimana. E’ stato montato un can can incredibile e non voglio aggiungere più nulla. Bari è una città in cui ho ricevuto un calore ed un affetto smisurato e qualcuno ha cercato di cancellare tutto questo coinvolgendomi in discorsi che non hanno nè capo né coda. Sono emozioni che nessuno mi potrà portare via e che faranno parte per sempre del mio bagaglio di vita. Siamo riusciti a far parlare del Bari in tutta Europa, siamo riusciti a portare 15.000 tifosi in trasferta, siamo riusciti a vare più volte il tutto esaurito al San Nicola con 60 mila persone, mi hanno detto che erano tornati orgogliosi di essere baresi e tanto mi basta. Certamente è un momento particolare per la città pugliese. Conta solo l’enorme affetto che io provo per quella piazza e che loro hanno provato per me. Il resto sono soltanto chiacchiere”.


Anche qui è riuscito a far ritrovare l’orgoglio alla gente del Toro
“Se dovessimo centrare l’obiettivo della serie A dovremo sentirci orgogliosi soprattutto perché abbiamo mantenuto la promessa di riaccendere la fiammella granata che sembrava sopita. Dovremo sentirci tutti orgogliosi di questo più che della promozione”.


Qui a Torino si può fare meglio a livello di empatia con l’ambiente?
“Bisognerà vedere quando faremo la serie A. In B non lo si può dire. L’altro giorno ho pensato  a questo ambiente guardando il Barcellona, la miglior squadra degli ultimi 20 anni, che s’è chiusa contro il Chelsea a Londra. Il Grosseto è venuto qui e dopo il vantaggio non ha mai superato la propria metà campo. Se avesse fatto risultato avrebbero parlato di grande Grosseto, così come se il Chelsea avesse preso due gol avrebbero parlato di un grande Barcellona. Conta sempre e solo il risultato e basta. In A tutto questo succede molto raramente e se ci andremo, perché non ci siamo ancora e non abbiamo ancora fatto nulla, sarà un discorso diverso”.

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Intanto ha dato una risposta inequivocabile alle polemiche diramando l’elenco dei convocati
“Quando mi hanno intervistato a Sky, parlando di Parisi, Guberti eccetera a telecamere spente, parlando della sfida contro il Bari ho semplicemente detto che era una partita in cui bisognava fare qualche riflessione. Questo non significava assolutamente la mia intenzione di non portarli in Puglia. Sarebbe stato demenziale ed offensivo verso tutto l’ambiente granata e soprattutto verso i miei ragazzi. Eppure è stato preso tutto alla rovescia e tutto strumentalizzato. Ma lasciamo perdere”.

Con tutti questi rinvii cambia la prospettiva della singola partita?
“Cambia poco o nulla. Le partite valgono sempre tre punti e se batti Padova e Livorno ma perdion l’Albinoleffe non hai fatto nulla”.

Per forza di cose dovrà fare turnover forzato visti gli impegni ravvicinati. E’ in questo periodo che si vedrà la forza del Toro?
“Io spero che venga fuori la nostra forza in questi 40 giorni. D’altronde è impensabile che tutti giochino tutte le partite. Qualcuno dovrà farle per forza, ma altri no. Per esempio la scelta di giocare contro il Sassuolo martedì quando giochiamo due giorni prima l’altra gara mi è sembrata alquanto bizzarra. Avremo un solo giorno di allenamento per preparare quella sfida. Certamente in questo periodo darò la possibilità a tutti di essere protagonisti”.

Come sta fisicamente Guberti visto che contro la Reggina ci siamo stupiti di vederlo in tribuna:
“Affrontando una squadra come la Reggina che ha un suo modo di giocare, non dovevate stupirvi. Non ho messo in tribuna Guberti perché è Guberti. Ho messo in tribuna gli esterni offensivi. A otto gare dalla fine dobbiamo fare attenzione a chi sta meglio e schierarlo. Chi c’è c’è. Dobbiamo gestire al meglio le risorse. E sulla carta le abbiamo eccome. È quasi un anno che mi conoscete e che i ragazzi mi conoscono. Cambiamo a seconda degli avversari che andiamo ad affrontare. Anche i miei ragazzi sanno che in alcune gare il loro ruolo è penalizzato”.

Nelle prossime settimane è possibile che un gruppo consistente di giocatori si riposi per fare spazio ad altri?
“Difficile. Non puoi pensare a priori di non coinvolgere un gruppo intero di giocatori. Se oggi gioca, per esempio, Darmian e la partita dopo D’Ambrosio non crea stress né a me né a loro. Tutti hanno lavorato un’intera stagione per essere i giocatori che sono oggi”.

Come giocherete a Bari?
“Non lo so ancora. Dipende da come giocherà il Bari. In questi giorni mi sono arrivate notizie di tutti i tipi, con stravolgimenti tattici. Ma non ci stressiamo oltremodo. Finchè non leggo la loro formazione non leggerò ai miei ragazzi la mia”.

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