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Via al vertice Fed per decidere sui tassi di interesse, quali sono le ripercussioni
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Via al vertice Fed per decidere sui tassi di interesse, quali sono le ripercussioni

Si è aperto ieri l’importante vertice della banca centrale americana, la Federal Reserve al quale tutto il mondo guarda per avere indicazioni su come potrebbe muoversi l’economia da qui in avanti.
Durerà due giorni, e saranno due giorni di fuoco incentrati sulla valutazione di un possibile aumento dei tassi.
Sotto i riflettori ci sarà, in particolare, il governatore Janet Yellen, cui spetta il difficile compito di raccogliere il consenso più ampio possibile attorno alla decisione finale, qualunque essa sia.
Sono in molti a essere pronti a scommettere su un imminente aumento del costo del denaro, ma, nonostante i dati molto incoraggianti relativi a prodotto interno lordo e mercato del lavoro, la certezza è ancora molto lontana.
In particolare, secondo quanto hanno spiegato esponenti della Banca Mondiale, un aumento dei tassi potrebbe determinare problemi sui mercati finanziari dei paesi emergenti, creando una ”tempesta perfetta che potrebbe portare a una forte riduzione dei flussi di capitale verso i paesi più vulnerabili”.
D’altro canto, è pur vero che un mancato aumento dei tassi potrebbe avviare una destabilizzazione economica che, nella peggiore delle ipotesi, si potrebbe tradurre in una vera e propria recessione.
“Il mercato del lavoro” ha scritto in proposito il Financial Times “si muove verso la piena occupazione, mentre i prezzi in calo dell’energia e il dollaro forte pesano sull’inflazione.

Ci sono dubbi sulla sostenibilità della crescita economica americana e nel mondo, e la volatilità è in aumento”.
In questo quadro, sostiene ancora il Financial Times, un aumento dei tassi “è rischioso ed espone la Fed a potenziali critiche. Ma anche se i prezzi e i salari restano deboli, il rischio di un’altra bolla sta aumentando”.
Il livello dei tassi di interesse è considerato da molti un parametro fondamentale per definire lo stato di salute di un’economia. Nel 2006, prima della crisi innescata dagli USA, il costo del denaro superava il 5%. L’attuale livello, invece, è attorno allo 0,25%.

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