Viaggiare per combattere il terrorismo COMMENTA  

Viaggiare per combattere il terrorismo COMMENTA  

VIAGGIARE-COMBATTERE-IL TERRORISMO

Gli attacchi terroristici che porterebbero i giovani a non affrontare viaggi sono purtroppo molteplici, ma per fortuna tutto ciò ci ha resi  più  informati, in grado di scegliere consapevolmente la destinazione di viaggio.  

Analizzando cronologicamente le stragi terroristiche potremo partire dagli anni di piombo, come la strage di Piazza Fontana del 1969 o dall’ordigno esploso alla stazione di Bologna nel 1980. Oggi come in passato sono istituzioni, Stati e Paesi simbolici quelli maggiormente colpiti dal terrorismo. Come non ricordare questi avvenimenti:
Marzo 2004:una serie di bombe posizionate sui binari e sui treni regionali di Madrid,
Luglio 2005:quattro kamikaze a Londra si immolano a bordo di tre convogli,
Gennaio 2015:alcuni uomini armati attaccano la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo a Parigi,
Marzo 2016:Bruxelles si sveglia nel terrore: attentato allo scalo internazionale Zaventem, nel mirino dei Kamikaze anche la fermata Maelbeek della metropolitana.


Come cambia l’attitudine al viaggio dei ventenni di oggi in un mondo politicamente ed economicamente instabile? Si tratta di convivere con questo mutamento globale,senza generalizzare.

Viaggiare, sentirsi istantaneamente liberi di tuffarsi in in una nuova avventura esplorando realtà spesso inaspettate, porta inevitabilmente a conoscere il luogo visitato e se stessi. La cosa più importante è non essere avventati ed informarsi parlando con tour operator che abbiano una certa serietà certificata.

Il sito della Farnesina sta nuovamente ridisegnando le rotte consigliate ai turisti per viaggiare con spensieratezza, pur non vietando viaggi verso Paesi che richiedono indubbiamente prudenza ed esperienza come: Tunisi,Algeria,Emirati Arabi,Ciad,Sudan,Egitto, Venezula,Iran e Pakisthan; ma a parte questo sono luoghi in grado di offrire alcuni dei paesaggi più straordinari del mondo.

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Smettere di viaggiare significa rassegnarsi alla morte culturale e alla progressiva incomunicabilità tra culture,oggi più che mai bisogna affermare e testimoniare il nostro “essere “cittadini del mondo”.

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