Villa Ada (Roma) e il suo bunker abbandonato per tanto tempo

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Villa Ada (Roma) e il suo bunker abbandonato per tanto tempo

Scale di sicurezza del bunker di Villa Ada

Un po’ di storia

Villa Ada è il secondo parco pubblico più grande della Capitale dopo Villa Doria Pamphilj e si trova a nord della città. Al suo interno vi sono numerosi edifici come la Villa Reale, acquistata nel 1872 da Vittorio Emanuele II, che fece ingrandire l’area con altri terreni, fino a conferirle le dimensioni attuali di 180 ettari; inoltre fece costruire strutture per migliorarne la funzionalità, come delle scuderie. Suo figlio, Umberto I, preferì rimanere al Palazzo del Quirinale e vendette la tenuta a prezzo abbordabile all’amministratore dei beni dei Savoia, il conte Telfener, che le diede il nome di sua moglie, Ada, nome con il quale l’edificio è conosciuto ancora oggi. Venne riacquistato nel 1904 da Vittorio Emanuele III, figlio di Umberto I, che lo ribattezzò “Villa Savoia”. Rimase residenza di famiglia fino alle fine della monarchia sabauda, nel 1946. Benito Mussolini vi fece costruire accanto un bunker in cui i Savoia poterono rifugiarsi in caso di bombardamenti.

E’ proprio a Villa Ada, che Mussolini venne fatto arrestare dal re il 25 luglio 1943.

Alla caduta della monarchia, la villa rimase parzialmente in stato di abbandono, mentre un’altra parte divenne proprietà pubblica e ristrutturata. La struttura venne in seguito donata dall’ex re Umberto II all’Egitto di re Farouk, come ringraziamento per averlo ospitato durante l’esilio e oggi ospita L’Ambasciata e il Consolato della Repubblica Araba d’Egitto.

Il bunker della villa

Il bunker che il Duce aveva fatto costruire per i Savoia – anche un secondo fatto erigere tra il 1940 e il 1942, quando le cose cominciavano a mettersi male per il regime fascista – rimase abbandonato per moltissimi anni a partire dal 1946 con la partenza di Umberto II per l’esilio. Tuttavia fino agli Anni Sessanta ospitava ancora l’arredo originale e resti degli armamenti. Costruito ovviamente per resistere ai bombardamenti pesanti e nei periodi di isolamento, la struttura era anche dotata di ogni comfort – compresi due bagni, acqua, viveri, impianti elettrici e persino un’area per le automobili -; le porte erano blindate, antigas e con spioncini fissi per controllare l’esterno , e c’era anche un’uscita di sicurezza, a cui si arrivava attraverso una scala a chiocciola.

Nel tempo l’ex bunker divenne un rifugio per senzatetto lasciato nel degrado, in balia di vandali che hanno “disegnato” i loro graffiti sulle pareti. Nel 2010 i giornali parlarono di questo luogo come “il Bunker del diavolo”, poiché era frequentato da sette sataniche. Il sito, di proprietà del Comune di Roma, è stato dato poi in concessione gratuita per due anni ad un’Associazione vincitrice di un bando per il suo restauro. E’ stato riaperto al pubblico il 24 marzo dello scorso anno.

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Scale di sicurezza del bunker di Villa Ada
Villa Ada
Graffiti e degrado nel bunker della villa
Corridoio nel bunker
Ingresso nel bunker
Altro ingresso
"Ricordo" del passaggio dei satanisti nel bunker
Altro "ricordo" dei satanisti nel bunker
Ingresso in una stanza del bunker con fotografa

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