Villa Azzurra, ex “manicomio dei bambini” a Grugliasco (Torino)

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Villa Azzurra, ex “manicomio dei bambini” a Grugliasco (Torino)

Vecchia immagine
Facciata di Villa Azzurra in bianco e nero

“Villa Azzurra”, ovvero l’ex Istituto Psico Medico Pedagogico di Grugliasco, o ex “manicomio dei bambini”: oggi è abbandonato, ma racconta ancora le sofferenze dei piccoli malati.

Un po’ di storia e il racconto dei “metodi curativi”

Esterno della villa

“Villa Azzurra”, ovvero l’ex Istituto Psico Medico Pedagogico di Grugliasco (Torino), sorse sicuramente prima del 1938. Oggi è chiamato anche ex “manicomio dei bambini, poiché per questo uso fu costruito. Nelle sue vicinanze ci sono l’ex ospedale psichiatrico femminile e il comune di Collegno, dove è situato un altro ex ospedale psichiatrico più celebre per via dell’internato passato alla storia come “lo smemorato di Collegno”. A “Villa Azzurra” erano ricoverati – detenuti? – bimbi anche di 3 – 4 anni ritenuti “pericolosi a sé e agli altri” ed “ineducabili”: perciò, con la firma di un medico, venivano rinchiusi in manicomio. Esso costituiva un sorta di lager, con dottori ed infermieri – aguzzini che, per poter lavorare lì dentro, dovevano soltanto essere di “sana e robusta costituzione” e avere la licenza elementare.

Una stanza in abbandono

Per il resto alcuni membri del personale erano talmente “sensibili” da definire “arnesi” i piccoli pazienti; talmente “sensibili” da legarli spesso ai cancelli del giardino interno, ai termosifoni bollenti d’inverno o al letto ed altro durante la notte.

Li immobilizzavano con delle cinghie di cuoio alle mani e ai piedi, allentate un po’ soltanto da qualcuno “di buon cuore”.

Un'altra stanza

Per approfondire

Alberto Gaino racconta la sua tragica esperienza a Villa Azzurra, un manicomio in cui la crudeltà umana raggiunge limiti inimmaginabili e la realtà psichiatrica è molto più violenta di quanto si pensi. Un libro che illustra in modo crudo e reale cosa veramente succeda nei manicomi e quali conseguenze ciò possa avere, attraverso la denuncia di un’istituzione che dovrebbe proteggere l’ospite ma che finisce per distruggerlo nel profondo.

Avevo solo le mie tasche è un libro che raccoglie frammenti di Alberto Paolini che tra casa famiglia e manicomio si affida alla scrittura per raccontare le atrocità che ha dovuto vivere. Dall’elettroshock ai corsi di scrittura, fino ad arrivare a momenti di totale smarrimento, il libro in forma autobiografica narra la vita dell’uomo descrivendo momenti di forte emozione e altri più violenti.

Verso la chiusura

Graffiti

Oggi il complesso in cui era stato costruito, è stato riutilizzato con una serie di altre istituzioni, ma il manicomio infantile è rimasto abbandonato con i suoi dolorosi e raccapriccianti ricordi, a dispetto del nome rassicurante che aveva.

Venivano praticate delle vere e proprie torture, fini a se stesse fino alla nomina a direttore del famigerato professor Giorgio Coda nel 1964, poi adottate a scopi terapeutici. Lo psichiatra costringeva i piccoli malati alla lotta, finchè non rimanevano senza forze, e li sottoponeva ad “elettromassaggi pubici” – insomma a scosse di corrente sui genitali –, se avevano fatto la pipì a letto dopo essere rimasti legati ad esso per tutta la notte. Coda – che aveva già sperimentato il suo “metodo” con alcolisti ed omosessuali all’Ospedale psichiatrico di Collegno, dove aveva “esercitato” dal 1956 al 1964–, sosteneva che in questo modo si “educavano” i bambini all’autocontrollo. Finalmente l’orrore arrivò all’attenzione dei media, scandalizzando l’opinione pubblica, quando il 26 luglio 1970 il settimanale L’Espresso pubblicò la foto di una tra i circa 60 piccoli che erano ricoverati in quell’anno: una bambina tra i 7 e i 10 anni legata nuda sul letto come crocifissa.

Coda, che per il suo uso frequente dell’elettroshock venne soprannominato “l’elettricista”, fu arrestato, e il 12 luglio del 1974 – senza che nessuno nell’ambiente medico deponesse contro di lui, sebbene le autorità sanitarie e amministrative torinesi, alle quali Villa Azzurra era sottoposta, fossero perfettamente a conoscenza del suo modus operandi -, condannato a soli 5 anni di carcere, a pagare le spese processuali e all’interdizione della professione medica sempre per 5 anni. Il processo, però, riguardò soltanto quanto successe a Collegno: i crimini del “medico” nel “manicomio dei bambini” di Grugliasco rimasero impuniti. Nel 1977, tre anni dopo la condanna, il crudele e sadico ex psichiatra venne gambizzato dallo storico gruppo di estrema sinistra Prima Linea. Su questo turpe personaggio e le sue azioni vennero scritti diversi libri. Quella specie di lager infantile che aveva diretto, venne definitivamente chiuso nel 1979 e come già detto, rimase in abbandono. Un articolo del quotidiano “La Stampa” informa che nel 2010 era in corso una trattativa tra l’Asl 3 e l’Università di Torino per fare dell’ex ospedale psichiatrico infantile dove egli aveva ” lavorato”, una Casa per Studenti, ma non si è ancora arrivati a nulla.

Si è anche pensato di trasformare questo luogo in un centro di accoglienza.

Una stanza oggi

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