Vitalizi, confronto Pd – M5S: ecco cosa sta succedendo

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Vitalizi, confronto Pd – M5S: ecco cosa sta succedendo

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In settimana è arrivato il primo via libera alla proposta del Pd in tema di riforma dei vitalizi. Proteste da parte del M5S. Ecco cosa sta succedendo.

Dall’ufficio di Presidenza della Camera è arrivata questa settimana l’approvazione della proposta del Partito Democratico per la riforma del regime dei vitalizi parlamentari.

Cosa prevede la proposta del Partito Democratico

La proposta Pd prevede che tutti i deputati che usufruiscono del vitalizio versino un contributo di solidarietà progressivo a partire dal prossimo mese di maggio e per la durata di tre anni. Si tratta di tutti gli ex deputati che percepiscono la pensione determinata secondo il metodo contributivo, ovvero il vitalizio nella forma successiva all’ultima riforma approvata dal Parlamento.

In termini numerici, si tratta di:

  • un contributo del 10% per importi compresi fra 70 mila e 80 mila euro
  • un contributo del 20% per importi compresi fra 80 mila e 90 mila euro
  • un contributo del 30% per importi compresi fra 90 mila e 100 mila euro
  • un contributo del 40% per importi superiori a 100 mila euro.

Si tratta in ogni caso di una proposta avente carattere temporaneo, come stabilito dalla Consulta in passato.

Il risparmio stimato sarebbe di 2,5 milioni di euro l’anno.

Cosa prevede la proposta del Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle ha come obiettivo dichiarato quello di equiparare in tutto e per tutto le pensioni degli ex parlamentari a quelle di qualunque altro cittadino italiano. La decisione dell’ufficio di Presidenza della Camera ha scatenato proteste da parte di molti deputati M5S, che hanno esposto cartelli e urlato “vergogna”.

La contestazione riguarda il fatto che, nonostante la riforma del 2011, il calcolo delle pensioni in favore degli ex parlamentari risulta ancora sostanzialmente molto più favorevole rispetto a quello del resto della popolazione, ovvero degli altri dipendenti pubblici, ai quali il M5S di fatto equipara deputati e senatori.

Perché il M5S ha protestato

Il problema, quindi, è che la proposta del Pd e quella del M5S non riguardano la stessa cosa. Mentre la prima, infatti, tratta dei vitalizi percepiti secondo la vecchia normativa, la seconda riguarda la riforma complessiva del sistema per il futuro.

Il tema, secondo i sostenitori della proposta Pd, riguarda però anche l’ottenimento di benefici immediati.

Il presidente dell’INPS, Tito Boeri, ha evidenziato che, se si vogliono ottenere “risparmi significativi”, “bisogna intervenire sui vitalizi in essere” e non su quelli futuri. La vicepresidente della Camera, Marina Sereni, ha invece commentato l’approvazione da parte dell’ufficio di Presidenza sostenendo che “la proposta del Movimento 5 Stelle non comportava alcun risparmio e non teneva contro dell’abolizione dei vitalizi parlamentari avvenuta nel 2012”.

Perché i vitalizi sono un problema

I vitalizi, nella forma antecedente la riforma del 2011, rappresentavano una soluzione insostenibile dal punto di vista del sistema pensionistico. Secondo alcuni studi, il vecchio sistema consentiva agli ex parlamentari di incassare quasi cinque volte quanto versato in precedenza in forma di contributi.

Dopo il 2011 (l’anno della riforma Fornero), i vitalizi hanno cambiato denominazione, diventando “pensione per deputati e senatori”. Ma, soprattutto, ad essere cambiate sono state le modalità di calcolo degli assegni, che con la riforma sono state basate sul sistema contributivo.

In termini pratici, il valore dell’assegno è legato all’entità dei contributi versati, con conseguente consistente riduzione dello stesso.

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