Volkswagen, nuovi veicoli coinvolti, anche con motore a benzina COMMENTA  

Volkswagen, nuovi veicoli coinvolti, anche con motore a benzina COMMENTA  

Per quanto possa non sembrare possibile, lo scandalo Volkswagen si sta ancora allargando.

Nella serata di venerdì, infatti, i vertici della casa automobilistica di Wolfsburg hanno diffuso un comunicato ufficiale in cui si elencano tutti i modelli di veicoli che presentano valori di emissioni di CO2 superiori a quando dichiarato all’atto dell’omologazione. In totale, si tratterebbe di 430 mila auto, di cui 282 mila Volkswagen, 83 mila Skoda, 32 mila Seat e circa 16 mila Audi. I motori interessati sarebbero il 4 cilindri da 1.4 litri di cilindrata ACT, il 3 cilindri da un litro e i modelli TFSI da 1.8 litri e 2 litri. Non solo diesel, quindi, ma anche molti, moltissimi veicoli a benzina farebbero parte del totale di 800 mila vetture indicate in precedenza (era il 3 novembre scorso) da Volkswagen come coinvolte in quello che, al tempo, si chiamava Dieselgate e che ora si dovrà per forza di cose smettere di nominare in questo modo.


Come noto, il problema delle emissioni di CO2 è molto più articolato e delicato di quello degli ossidi di azoto, perché in gran parte dei paesi europei, le tasse sull’acquisto e il possesso degli automezzi, nonché quelle sulla circolazione, sono proporzionali ai quantitativi di CO2 emessa per ciascun chilometro percorso. Se le emissioni risultassero davvero (il beneficio del dubbio è doveroso, ma ormai sembra anacronistico) superiori a quelle dichiarate con le prove di omologazione, forse perché modificate in tale sede mediante opportuni software montati sui motori, si configurerebbe anche un reato di evasione fiscale. Oltre, è chiaro, a quelli connessi con la violazione delle leggi contro l’inquinamento.


Se i fatti saranno confermati, la gravità del comportamento assunto dalla Volkswagen sarà da considerare enorme. Non tanto, però, per una questione legata alla violazione di specifiche norme o alla tradita fiducia dei clienti o ai danni provocati a livello di mercato finanziario (pure enormi), ma dal punto di vista etico, se così si può dire.

L’Europa e il resto del mondo si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas a effetto serra ed è auspicabile lo facciano ancora e in modo ancora più deciso fra quindici giorni circa, alla Conferenza Mondiale Sul Clima (Cop21) di Parigi.

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Volkswagen, in barba a ogni logica, potrebbe avere deciso di ingrassare le proprie casse oggi, distribuendo ottimi guadagni ad azionisti e dipendenti, senza considerare il danno lasciato in eredità alle generazioni future (attenzione però, perché “future” non indica generazioni che arriveranno fra secoli e secoli, ma forse già quelle dei bambini che nascono oggi, o sono nati da pochi anni).

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