Volkswagen, truccati i dati antismog, tracollo in borsa

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Volkswagen, truccati i dati antismog, tracollo in borsa

“Ricorrere a un congegno teso a eludere gli standard fissati nella legge federale è un atto illegale e una minaccia per la salute pubblica”.

Con queste parole si era espressa qualche giorno fa la Eviromental Protection Agency (l’EPA, l’agenzia federale che, negli USA, si occupa di protezione ambientale), parlando di alcune violazioni gravi che la Volkswagen avrebbe commesso per aggirare le leggi anti inquinamento statunitensi (il cosiddetto Clean Air Act).

In seguito, erano emersi alcuni dettagli sulla vicenda.

La casa automobilista tedesca, dal 2008 in avanti, avrebbe installato sul motore a 4 cilindri di alcuni modelli (per ora si parla della Golf, della Jetta, del Beetle, della Passat e dell’Audi A3, ma non è detto che non siano coinvolte anche altre auto), un sofisticato software in grado di entrare in funzione in concomitanza con l’effettuazione di un test antismog, truccando al ribasso i dati sulle emissioni inquinanti.

Dalle prime valutazioni, effettuate dell’amministrazione Obama, i veicoli coinvolti sarebbero almeno mezzo milione, e tutti dovrebbero essere ritirati dal mercato secondo precisa richiesta dell’EPA.

Già nelle prime ore il Wall Street Journal aveva parlato di una multa da 18 miliardi di dollari, per ora non confermata, mentre, ieri, il danno è diventato reale quando la borsa di Francoforte ha dato il suo primo responso: il titolo Volkswagen è precipitato del 18.6% (peggiore calo dall’ottobre del 2008, secondo i dati storici), per una corrispondente perdita di valore complessiva di 16 miliardi.

Steffen Seibert, portavoce del governo tedesco, ha glissato con un freddo “no comment”, mentre il ministero per l’ambiente, da Berlino, si è limitato a dire che la casa automobilista deve “collaborare con le autorità USA e chiarire la vicenda sulla manipolazione dei test antismog”.

L’amministrazione Obama prosegue perciò la sua battaglia contro i grandi gruppi automobilistici, visto che già in passato si era scagliata contro la General Motors (patteggiati 900 milioni di dollari per l’accusa di avere prodotto auto difettose) e la Toyota (multata l’anno scorso di 1.2 miliardi di dollari).

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