Vuelta 2015, subito polemica: sabbia e ostacoli sul percorso COMMENTA  

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Il ciclista è l’atleta che sa soffrire e che fa di questa capacità il suo punto di forza. Più si riesce a gestire le difficoltà, meglio si corre e più si vince.

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Questo è a maggior ragione vero nelle corse a tappe, dove, nell’arco di tre settimane, i corridori percorrono migliaia di chilometri, passando dal caldo torrido e insopportabile di certe pianure, alla pioggia e al freddo delle montagne (più volte si è vista anche la neve, al Giro d’Italia), rialzandosi dopo cadute a volte rovinose, convivendo con acciacchi e malanni fastidiosi come bronchiti o chissà cos’altro, ma sempre continuando a pedalare.

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Detto questo, sabato inizia la Vuelta, il giro di Spagna, l’ultimo appuntamento dell’anno per gli specialisti della sofferenza, e molti corridori hanno provato il percorso della prima tappa, la cronosquadre da Puerto Banus a Marbella, 7,4 km da percorrere in riva al mare. Una prova per studiare bene il percorso, le curve, analizzare eventuali punti critici, come di solito si fa quando si tratta di affrontare corse contro il tempo.

Solo che la caccia ai punti critici si è, a sorpresa, trasformata in un elenco di inaccettabile lunghezza: sabbia sul percorso, curve delimitate da fragili steccati in legno, un albero non protetto, che si rischia di centrare al minimo errore.

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Chris Froome, maglia gialla al Tour di quest’anno, e Rory Sutherland della Movistar hanno lanciato l’allarme postando alcune fotografie. Va bene che siamo dei duri e dei combattenti, è il messaggio, ma siamo proprio sicuri che l’organizzazione della corsa abbia proprio previsto questo?
La risposta non si è fatta attendere ed è arrivata dal direttore della Vuelta in persona, Javier Guillen. Il fatto, però, è che non si è trattato di vere e proprio rassicurazioni, perché Guillen ha esordito dichiarando di “non avere conoscenza diretta di quanto descritto”, autodenunciando di non avere la più pallida idea delle caratteristiche del percorso della prima tappa della ‘sua’ corsa, peraltro l’unica cronosquadre e, tanto per dirla tutta, molto breve, visto che non arriva ad una lunghezza di 8 km, lasciandosi perciò controllare e memorizzare con una certa facilità.
Guillen, tanto per chiudere il discorso, ha precisato che, in ogni caso, farà “in modo di garantire la sicurezza con tutti i mezzi”. Speriamo abbia inteso riferirsi a tutte le tappe, e non solo alla prima, perché va bene che questi atleti sanno soffrire, ma non è proprio il caso di toglier loro addirittura le condizioni minime di sicurezza.

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