Wall Street Journal, intervista al presidente cinese Xi Jinping COMMENTA  

Wall Street Journal, intervista al presidente cinese Xi Jinping COMMENTA  

Il presidente cinese Xi Jinping ha rilasciato un’intervista al Wall Street Journal in cui ha parlato di tutti gli aspetti relativi al suo paese e al rapporto con il resto del pianeta.


In primo piano, le questioni legate ai presunti problemi economici di Pechino, in merito ai quali il presidente ha dichiarato che “un tasso di crescita del 7 per cento sarà sufficiente per raggiungere il nostro obiettivo di raddoppiare, entro il 2020, il pil e il reddito pro capite del 2010”, aggiungendo che “stiamo aumentando gli sforzi per cambiare il nostro modello di crescita, attraverso modifiche strutturali e puntando di più sullo sviluppo di un’economia basata sull’innovazione e sui consumi. La Cina è in grado di mantenere un livello di crescita medio-alto nei prossimi anni grazie a diversi fattori. Da un lato tramite la promozione di un nuovo tipo di industrializzazione, l’uso della tecnologia informatica, l’urbanizzazione e l’ammodernamento delle tecniche agricole. Dall’altro, grazie ai risparmi delle famiglie, che sono ingenti, all’alto potenziale di spesa dei consumatori, all’espansione della classe media, a un solido settore dei servizi, a un mercato vasto e potenzialmente ricco”.


A commento del tracollo delle borse cinesi, il presidente ha fornito la sua spiegazione: “la recente fluttuazione sul mercato cinese è stata la conseguenza di rapidi aumenti e grandi fluttuazioni sul mercato internazionale. Il governo cinese ha preso dei provvedimenti per evitare rischi sistemici, con un esito positivo. Misure simili erano già state adottate anche in mercati stranieri più maturi di quello cinese. Grazie a un insieme di provvedimenti di stabilizzazione introdotti dal governo, il mercato è entrato in una fase di autocorrezione e aggiustamento. Sviluppare il mercato dei capitali è un obiettivo chiave per la Cina, che non cambierà a causa delle attuali fluttuazioni”.


In merito ai rapporti con gli USA, invece, il presidente ha detto che “la Cina e gli Stati Uniti hanno affrontato insieme diverse questioni regionali e internazionali in uno spirito di cooperazione. Non sono mancate le sfide globali, come la questione del nucleare in Corea e in Iran, i negoziati di pace tra Palestina e Israele, la situazione in Sud Sudan, il cambiamento climatico e le epidemie. Non si può negare che ci siano delle differenze nella nostra linea di pensiero su alcuni problemi. Tuttavia le differenze sono la ragione per cui dobbiamo lavorare insieme e trovare le soluzioni migliori”, a cominciare dal problema hacker, le cui azioni “devono essere punite secondo la legge e secondo quanto stabilito nel merito dai trattati internazionali. Siamo pronti a rafforzare la collaborazione con gli Stati Uniti per affrontare questo problema”.

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Per quanto infine riguarda alcune presunte mire espansionistiche (come ad esempio la questione delle isole artificiali nel Mar Cinese del sud), il presidente ha precisato che “le isole di Nansha (Spratly) sono territorio cinese fin dall’antichità”, aggiungendo, più in generale, che “la Cina promette da anni di non tentare imprese espansionistiche e di non essere alla ricerca di egemonie militari”.

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