Anche Wikipedia, nel suo piccolo, s’incazza…

Anche Wikipedia, nel suo piccolo, s’incazza…

Ebbene sì, è accaduto. Wikipedia ha deciso di oscurare le pagine della sua edizione in lingua inglese per ventiquattro ore. La bellicosa decisione altro non rappresenta che la giusta reazione dell’enciclopedia on-line a una “bizzarra” proposta di legge, il Sopa (Stop Online Piracy Act): quest’ultimo prevede, infatti, misure contro i siti web che infrangono il diritto d’autore su internet e che favorirebbero la pirateria. E’ fermento fra gli addetti ai lavori: se la bozza diventasse legge, limiterebbe senza dubbio alcuno la libertà di espressione, protetta nientepopodimenoche dal primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Senza contare l’inesorabile perdita di valore che il web dovrebbe affrontare se dovessero sparire i preziosissimi contributi dei videoamatori.

Seguono la scelta di Wikipedia, tra gli altri, il sito di Social News Reddit e il blog Boing boing. Perfino la Casa Bianca si è infervorata: in un comunicato ufficiale viene infatti segnalato che “l’amministrazione Obama non supporterà legislazioni per combattere la pirateria online se incoraggiano la censura, minano la sicurezza informatica e danneggiano la struttura di internet”. Al momento la proposta normativa è stata congelata alla Camera dei rappresentati, su iniziativa personale del leader della maggioranza repubblicana Eric Cantor, in attesa di verificare che sia sostenuta da un adeguato numero di consensi.

Le inevitabili polemiche.

La rivolta contro il Sopa ha sollevato la risposta di Rupert Murdoch. ancora lui. “The Big One” del colosso Sky accusa di pirateria gli sviluppatori software della Silicon Valley (un’area della California ad alta concentrazione di imprese high-tech) senza risparmiarsi di puntare il dito roteante contro Google, reo di trasmettere “film gratuiti” abbinati al suo sistema di distribuzione pubblicitaria. . Piovono critiche anche da parte dell’amministratore delegato di Twitter, Dick Costolo: proprio in un tweet, ha ribadito quanto sia “folle” chiudere un’attività globale per una “singola questione di politica interna”.

Alleati e avversari del Sopa. A sostenerlo sono la Camera di commercio degli Stati Uniti, la Copyright Alliance, alcune organizzazioni capofila di settori dell’industria culturale negli Usa (come la Motion picture association of America per la cinematografia) e una lunga lista di aziende. L’elenco include case editrici (MacMillan e Penguin tra le altre), celebri network televisivi degli Usa (Nbc, Cbs) e gruppi discografici (Warner music group, Universal music group). Contro la proposta di legge, invece, un vero e proprio schieramento, composto dai più grandi colossi di internet, del software e dell’high-tech: Microsoft, Apple, Yahoo!, Facebook, Twitter, Google ecc.

Essi possono contare anche sull’appoggio di organizzazioni come Protect innovation.

Il dibattito sulla bozza del Sopa è in realtà iniziato lo scorso ottobre, con la divulgazione del Proip Act del 2008. Esso prevede un pacchetto di misure contro i siti web che violano il diritto d’autore: secondo la Electronic Frontier Foundation, un’organizzazione non profit impegnata nella difesa delle libertà on-line, stabilisce che i titolari di copyright possano eventualmente ottenere dal tribunale un’ordinanza per tagliare la pubblicità e i pagamenti elettronici negli spazi on-line all’estero.

Il Sopa punisce, inoltre, la vendita di merci contraffatte e lo streaming di contenuti illegali, prevedendo pene che arrivano fino a cinque anni di detenzione. In particolare, i provider di connessioni online (isp) potranno in modo autonomo bloccare utenti e spazi digitali se dovessero riscontrare infrazioni del copyright.

Tutela dei diritti personali o prematura morte del web? Giudicate voi…

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