Yusra Mardini, la rifugiata siriana olimpionica che ha salvato 20 persone COMMENTA  

Yusra Mardini, la rifugiata siriana olimpionica che ha salvato 20 persone COMMENTA  

mardini

Yusra Mardini è il nome della rifugiata siriana eroina di queste olimpiadi. Scappata dai bombardamenti di Damasco, sulla strada ha salvato 20 persone.

Quasi ogni atleta alle Olimpiadi di Rio ha una storia interessante, ma quella di Yusra Mardini, un membro del team olimpico dei rifugiati, potrebbe essere la più straordinaria. Mentre i suoi coetanei potrebbero essere orgogliosi di avere ottenuto alti voti a scuola, quello che la ragazza è riuscita a ottenere ha quasi dell’incredibile.

Yusra e sua sorella sono state fondamentali nel salvare la vita di 20 persone, loro incluse, dopo aver saltato in mare dalla barca con cui stavano cercando di raggiungere l’Europa ed averla spinta verso terra a nuoto. Mardini, che ora vive a Berlino, competerà nei cento metri a farfalla e stile libero, ed è una delle atlete più attese di tutta l’olimpiade.


Mardini era una promettente nuotatrice a Damasco, in mezzo alla guerra, aiutata professionalmente dal comitato olimpico siriano. Mentre l’assedio continuava a precipitare, doveva spesso allenarsi in piscine in cui il tetto era stato strappato via dai bombardamenti. “A volte la guerra ci impediva di allenarci,” dice. “E a volte eri costretto a nuotare in piscine dove il tetto aveva tre o quattro squarci a causa delle esplosioni”.

Damasco continuò ad essere sempre più instabile, e Mardini e sua sorella Sarah decisero di lasciare la Siria, attraversando Libano e Turchia prima di cercare di raggiungere la Grecia. Mezz’ora dopo aver lasciato le coste turche, il motore della loro barca – che caricava 20 persone invece delle 6 per cui era stata pensata – iniziò a spegnersi. Senza alternativa, Mardini, Sarah e altri due nuotatori saltarono in acqua e spinsero per tre ore in mare aperto per evitare che la barca si ribaltasse, fino a raggiungere Lesbo.


“Eravamo gli unici che sapessero nuotare”, racconta. “Avevo una fune attaccata alla mano mentre muovevo gambe e il braccio libero. Tre ore e mezza nell’acqua gelida. Il tuo corpo dice… Basta. Non so se riuscirei a descriverlo“.

Ma mentre adesso odia il mare aperto, quel ricordo non è diventato un incubo. “Se non avessi nuotato forse non ne sarei uscita viva. Per me è una memoria positiva”. Dopo Lesbo, le sorelle hanno attraversato Macedonia, Serbia, Ungheria ed Austria prima di raggiungere finalmente la Germania.

Mardini è tanto ugualmente straordinaria per la sua resistenza personale quanto per l’atto con cui ha salvato delle vite. “Si, è dura”, ha detto. “Era davvero difficile, per tutti, e non incolpo nessuno se sono scoppiati a piangere. Ma a volte devi andare avanti“.

Mardini adesso vive a Berlino, dove è entrata in contatto con il club di nuoto. Wasserfreunde Spandau 04. Realizzando rapidamente il suo incredibile potenziale, l’allenatore Sven Spannekrebs ha iniziato a preparare Mardini per le olimpiadi di Tokyo del 2020. Ma la strada per i giochi si è rivelata molto più rapida del previsto.


Affrontare la disumanizzazione dei rifugiati

Mardini si allena due o tre ore ogni mattina, va a scuola, e continua l’allenamento di sera. Stando al The Guardian, il governo siriano chiede aggiornamenti regolari sul suo progresso atletico. “Vorrei che ognuno pensasse che i rifugiati sono persone normali che avevano una casa, e l’hanno persa non perchè volevano scappare ed essere rifugiati, ma perchè hanno sogni che vogliono raggiungere” ha detto a una conferenza stampa.

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“Sta tutto nel cercare di ottenere una vita migliore, ed entrando nello stadio incoraggiamo tutti a inseguire i propri sogni.”

Mardini spera che un giorno potrà esserci pace in Siria, e che lei potrà portare a casa la sua storia. “Magari mi costruirò una vita in Germania, e quando sarò vecchia, tornerò in Siria e parlerò alla gente della mia esperienza.”

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