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100 Caravaggi al giorno tolgono il dubbio di torno

Nei giorni scorsi mi sono imbattuta, nelle diverse pagine del web che seguo di più, in questa notizia: TROVATI 100 DISEGNI DI CARAVAGGIO.
Il mio primo pensiero più o meno recitava questo: “Se fosse stato il Merisi ad averli disegnati davvero, oggi, sarebbe il primo a negarlo”.

Ma partiamo dal principio.
I due storici dell’Arte Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli, dopo due anni di ricerche sul territorio milanese, il 05/07/2012 hanno fatto uscire la notizia ufficiale dei loro risultati: il centinaio di disegni rinvenuti, secondo le loro indagini, sarebbero attribuibili a Michelangelo Merisi, che tutti noi conosciamo come Caravaggio.
I disegni, dopo accurate analisi, vengono fatti risalire nel periodo giovanile del Caravaggio, in cui lavorava presso la bottega di Simone Peterzano, tra gli anni 1584-1588.

Quindi sarebbero acerbe opere e selvatici schizzi, non ancora solenni alla sua maniera, non più accenni alla sua maniera: un eunuco artistico insomma.

Mi sono chiesta dove volevano andare a parare. Continuando a leggere la stessa notizia ma da diverse fonti, eccola lì la risposta: “Domani verranno pubblicati due e-book con la raccolta delle opere rinvenute”.
Non ho le competenze per giudicare la veridicità dell’attribuzione Caravaggesca, perchè per farlo dovrei avere il potere di predire il passato. Scettica è un vocabolo affascinante in momenti come questo.

Caravaggio era molte cose, troppe cose, nauseanti cose che sono sublimi cose.
Pensare a un e-book e pensare a Caravaggio è talmente antitetico che il mio parere tra le righe è piuttosto luminoso.
Fin dove si deve spingere uno storico dell’Arte per divulgare le sue ricerche?
Ma soprattutto: le ricerche di cui oggi si occupano tutti coloro che hanno a che fare nell’ambito culturale, sono davvero legittimate da un sentimento d’amore per il proprio lavoro o sono solo attratte dal colpo di scena e dai puri fini commerciali?

“Per l’orrore ch’egli sentiva dell’ideale sciocco, il Caravaggio non correggeva nessuno dei difetti dei modelli ch’egli fermava nella strada per farli posare. Ho veduto a Berlino alcuni suoi quadri che furono rifiutati dalle persone che li avevano ordinati perché troppo brutti. Il regno del brutto non era ancora arrivato”.
(Stendhal docet)

Erika Mennella


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