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11 settembre 2001: cosa stavano facendo i campioni dello sport quel terribile giorno di 20 anni fa?

Furono ore di fuoco per diversi atleti dello sport: da Cristiano Ronaldo, passando per Rossi e arrivando a Totti. Vediamo nel dettaglio.

11 settembre, cosa stavano facendo i nostri campioni quel giorno?

Anche per molti campioni dello sport l’11 settembre 2001 fu un giorno di fuoco. All’epoca, Cristiano Ronaldo era giovanissimo. Aveva soli 16 anni e nella sua prima intervista ha raccontato di essere rimasto sconvolto alla notizia dell’attentato alle Torri Gemelle

11 settembre 2001: il ricordo di Cristiano Ronaldo

Cristiano era elettrizzato per la sua prima intervista. Quel pomeriggio di settembre a Praça Marquês de Pombal, a Lisbona, faceva ancora tanto caldo. L’intervista era stata fissata con un inviato di SportTV per dopo pranzo. In quel periodo Cristiano era già una stella nell’Accademia dello Sporting e aveva da poco firmato il suo primo contratto da professionista.

Alloggiava per quell’estate in un piccolo hotel del centro, in camera con Miguel Paixao, in compagnia come tutti i veri 16anni della loro amata playstation.

Ronaldo racconta delle sue giornate, impegnate tra gli allenamenti e le passeggiate. Confessa ridendo di non guadagnare chissà quanto, circa 400 euro al mese, gestiti interamente dalla sua adorata mamma Dolores:

Mia madre tiene tutti i miei soldi in banca, quando ne ho bisogno, glieli chiedo. Si occupa lei di tutto”. 

È proprio mentre Ronaldo sta raccontando ciò, che l’attenzione di tutti ricade su ciò che la tv sta trasmettendo: sono le 14.05, tenendo ovviamente conto del fuso orario del Portogallo che è di un’ora indietro rispetto all’Italia. Il secondo aereo si è appena schiantato sull’altra torre del World Trade Center. A 20 anni esatti dall’attentato delle Torri Gemelle molte cose sono cambiate nella vita di Cristiano Ronaldo: non vive più in un anonimo ostello e a New York è proprietario di un appartamento del valore di 18 milioni di dollari.

11 settembre 2001: il ricordo di Roger Federer

Se Ronaldo assisteva in diretta all’attentato, sconvolto da quello che i suoi occhi stavano vedendo, contemporaneamente Lionel Messi, invece, era di ritorno dalle vacanze estive. Roger Federer si trovava a New York fino a pochi giorni prima dell’attacco terroristico, che portò a quasi tremila vittime. Federer ricorda che:

“Ero al National Tennis Center di Biel e mi allenavo in palestra. Ho ricevuto un messaggio sul telefono e sono corso alla tv: non potevo credere a quello che stava succedendo, che qualcuno potesse anche soltanto immaginare di fare una cosa del genere. È stato uno shock”.

Sconvolgente, invece, pensare che le finali di Flushing Meadows si svolsero  nelle vicinanze della tragedia: le sorelle Williams scesero in campo l’8 settembre, Lleyton Hewitt e Pete Sampras il 9. Insomma, a meno di 48 ore dalla tragedia. Salvo, infatti, per miracolo il campione australiano di nuoto, Ian Thorpe, che era diretto alle Twin Towers e fu salvato da una semplice distrazione: aveva dimenticato la macchina fotografica in hotel ed era tornato a prenderla. Forse un sopravvissuto in questa catastrofe c’è stato.

11 settembre 2001: i ricordi dei campioni italiani

E i campioni italiani? All’Estoril era una solita domenica sportiva e Valentino Rossi aveva aggiunto altri importanti punti in classifica, verso il primo trionfo mondiale nella classe regina. Gli uomini di Fabio Capello era, intanto, freschi di scudetto ed erano impegnati contro il Real Madrid dei Galacticos. Francesco Totti era al debutto in Champions, insieme ad Antonio Cassano e Vincenzino Montella, intervistati nel decennale della strage:

“Eravamo basiti, incollati allo schermo, come tutti. Furono momenti di sgomento, ma noi dovevamo anche pensare al Real… e invece arrivammo allo stadio discutendo solo delle notizie che provenivano da New York”.

Franco Carraro, allora presidente della Lega, aveva informato l’Uefa della necessità di rinvio, tuttavia da Nyon non ne vollero sapere e si optò solo per il lutto al braccio e un minuto di silenzio. 

Solo la mattina seguente, l’Uefa decide per il rinvio degli altri match di coppa in programma, compreso quello della Juventus. La squadra si organizzò per il rientro in Italia, su un aereo privato, sul quale dovettero fare i conti con uno scherzo: il centro commerciale al fianco del loro hotel si chiamava World Trade Center. Qualcuno aveva comunicato alla polizia che sarebbe saltato in aria, con una bomba e questo gettando nel panico i giocatori, tra cui lo stesso Alessandro Del Piero, che raccontò:

“Sulle Twin Towers c’ero stato due mesi fa, pazzesco pensare che non ci siano più. Meglio non giocare, sicuramente: nessuno di noi è riuscito a concentrarsi sul calcio. E poi, magari fermarsi è un segnale che può servire”.

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