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13 Aprile 2011 : Lutto Nazionale, una data da ricordare

Ieri mercoledì 13 aprile 2011 è ufficialmente morto lo stato di diritto in Italia. La Repubblica democratica italiana non esiste più. La certificazione del decesso è nei resoconti parlamentari della Camera dei Deputati. Da oggi il nostro Paese non ha più una Costituzione democratica e le Istituzioni che la incarnano non hanno più nessuna legittimità. Nessuna. Ora è necessario abbattere i simulacri del potere e rifondare lo Stato. Tutti i mezzi per raggiungere l’obiettivo sono legittimi. L’indignazione non basta più, non basta più scriverla o sussurrarla, è necessario urlarla. Il tempo delle parole è finito, ora è necessario agire. Ora la parola deve passare alla piazza, anzi alle piazze di tutto il Paese. Il popolo italiano deve riprendersi il futuro. Reagire subito per sopravvivere questo è un imperativo categorico.

Serve un presidio permanete presso tutte le Istituzioni rappresentative del Paese, un blocco delle attività ordinarie delle pubbliche amministrazioni, uno sciopero delle tasse ad oltranza contro il fisco. Dobbiamo paralizzare il Paese fino a che non verranno sciolte le Camere ed indette nuove elezioni, che dovranno tenersi solo dopo la scrittura della nuova Carta Costituzionale fondativa del nuovo Stato democratico italiano. La vergogna che si è consumata in questi anni ha toccato il punto più alto, l’inerzia significherebbe la morte dell’Italia. E chi scrive ama il proprio Paese e non ha nessuna intenzione di andare via. Le Istituzioni non hanno più nessun diritto di pretendere qualsivoglia obbedienza dal popolo italiano. Nessun diritto di controllo, nessun diritto di riscuotere le tasse, nessun diritto di giudicare nei tribunali, nessun diritto di pretendere il rispetto delle regole, nessun diritto, nessuno.

Il popolo italiano non ha più nessun obbligo giuridico. Da oggi viviamo in un Paese senza Istituzioni. Ieri le centinaia di persone in piazza Montecitorio erano in larghissima parte ultra 50enni, questo non deve più succedere. Tutti i giovani di questo Paese devono assumersi la responsabilità del cambiamento e devono farlo subito. Dobbiamo agire senza alcun dubbio o ripensamento. Nessun dialogo è possibile con gli attuali usurpatori. Con tutti, anche con chi si indigna per professione o risponde al collasso cardiaco del Paese con delle battute. Soprattutto con le opposizioni che se hanno un briciolo di dignità dovrebbero rimettere il mandato parlamentare ricevuto nel 2008 e rassegnare le “dimissioni” da deputati e senatori. Alle prossime elezioni amministrative chi andrà a votare non avrà più nessun alibi, non potrà più alzare la voce ed avanzare recriminazioni.

La libertà è un privilegio che si conquista ogni giorno, evitando che prevalgano le ingiustizie ed i soprusi. Basta essere complici dell’omicidio del Paese. Basta. Le rivolte in medio-oriente chiedono le stesse cose che potremmo chiedere anche noi: lavoro, giustizia, stop alla corruzione ed un futuro migliore. Ora basta, è il tempo di cambiare. Riprendiamoci il futuro prima che sia troppo tardi.


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