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15 novembre 1630: Si spegne un grande astronomo

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“Mensus eram coelos, nunc terrae metior umbras. Mens coelestis erat, corporis umbra iacet”

(Misuravo i cieli, ora fisso le ombre della terra. La mente era nella volta celeste, ora il corpo giace nell’oscurità).

E’ questo l’epitaffio che Johannes Kepler, in Italia conosciuto come Giovanni Keplero, compose per decorare la sua tomba. Nato a Weil der Stadt, cittadina tedesca alle porte di Stoccarda,da una famiglia di bassa estrazione sociale, fin da piccolo si mostrò portato per la matematica. Dopo un periodo in cui fu costretto a fare il garzone in osteria studiò all’università protestante di Tubinga, dove venne a contatto con le teorie copernicane, di cui divenne un convinto sostenitore. Passato a lavorare a Graz come insegnante di matematica, divenne un rinomato redattore di oroscopi, a quel tempo appannaggio anche di gente di scienza.

Nel 1600, in seguito al clima antiprotestante che si stava instaurando in Austria, passò a lavorare col famoso astronomo danese Tyco Brahe, di cui prese il posto come astronomo imperiale a Praga alla sua morte, sopraggiunta un anno dopo. Nel 1609 pubblicò quello che è uno dei trattati fondamentali dell’astronomia moderna, l’ Astronomia Nova, dove formulò le prime due di quelle leggi che portano ancora il suo nome, che per prime dimostrarono matematicamente la validità dell’ipotesi eliocentrica di Copernico. Inoltre, sfruttando le pluriennali osservazioni che Brahe fece di Marte, introdusse per primo il concetto di moto apparente dei pianeti, giustificandolo con il loro moto rivoluzionario intorno al sole. Con l’aumentare della sua fama in ambito accademico passò sotto la protezione dell’imperatore Rodolfo II.

Nel 1619 pubblicò Harmonice Mundi, dove enunciava la sua terza legge, che metteva in relazione la velocità dei pianeti con la loro orbita. Questo in un periodo non particolarmente felice della sua vita; la moglie e tre dei suoi figli morirono, la madre fu arrestata con l’accusa di stregoneria; i lavori, dopo la morte di Rodolfo, erano sempre di meno e sempre meno remunerativi, e fu costretto a cambiare continuamente paese per le persecuzioni religiose. Morì a 59 anni a Ratisbona, in povertà. La sua grandezza come scienziato gli fu sempre riconosciuta, ed i suoi studi influenzarono personalità del calibro di Galilei, Newton e Cartesio. Della sua tomba a Ratisbona, dopo le devastazioni seguite all’invasione di Gustavo Adolfo nell’ambito della Guerra dei Trent’Anni, rimangono solo le sue parole sulla lapide.

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