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Oslo: tutti pronti a puntare il dito contro il fondamentalismo sbagliato

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Uno degli errori degli occidentali è credere che esista un solo, unico fondamentalismo. Commettiamo lo sbaglio di credere che fondamentalismo, integralismo, siano sinonimi di Islam. Così non è. Tre studiosi, Almond, Sivan e Appleby, seppur forse in modo eccessivamente schematico, hanno costruito un modello di fondamentalismo molto interessante. Queste le caratteristiche da suddividere dal punto di vista ideologico ed organizzativo:

Aspetto ideologico

1 – Reazione alla marginalizzazione della religione

2 – Selettività, sia delle credenze fondamentali da difendere, sia degli aspetti della modernità e degli avversari da combattere.

3 – Manicheismo morale

4 -Assolutezza ed inerranza dei testi sacri.

Aspetto organizzativo

1 – Appartenenza elitaria ad un gruppo religioso per una chiamata privilegiata

2 – Confini netti e rigidi tra il “dentro” ed il “Fuori” del gruppo religioso

3 – Struttura organizzativa autoritaria

4 – Alcuni requisiti comportamentali tipici e standardizzati (Fundamentalism Project – Almond, Sivan Appleby, pp.405-409).

Ora, questi aspetti sono riconducibili a tutte le forme di religione vissute in modo fondamentalista.

Può trattarsi quindi di islamismo tanto quanto di cristianismo (termine poco usato ma vi assicuro che esiste) o ebraismo ecc. Dopo il terribile attentato di ieri, si è subito puntato il dito contro terroristi islamici, jihadisti, Qaedisti, ecc ecc. Il tutto avvalorato, per la gioia di qualcuno, da farneticanti dichiarazioni sui forum islamici, dimenticando che sui forum ci può scrivere chiunque ed, ancor di più, i mitomani sono ovunque. Non si è perso tempo a trovare il movente: le vignette su Maometto. Nessuno ha però evidenziato due aspetti fondamentali: a pubblicare quelle vignette, fu per primo un giornale danese, il “ Jyllands-Posten” e successivamente uno norvegese ma non il VG, coinvolto nell’esplosione, bensì il Magasinet. C’è stata quindi una forzatura a voler trovare una connessione tra la strage di Oslo ed il terrorismo islamico. Tale attentato presenta forti analogie con quello di Oklaoma, nel 1995, dove morirono 168 persone. Responsabile di quell’attentato fu Timothy McVeigh. Anche in quel caso McVeigh, appassionato di armi (come Anders Behring Breivik, il responsabile dell’attentato di Oslo) , utilizzo un’autobomba (un camion) ricavando l’esplosivo da alcuni fertilizzanti ed altri prodotti chimici usati in agricoltura (Anders Behring Breivik ha usato le stesse sostanze).

Di Timothy McVeigh si sa che era un accanito lettore e che, al rientro dall’Iraq, prende a leggere assiduamente Spotlight, un bollettino antigovernativo e antisemita, pubblicato dall’organizzazione di estrema destra Liberty Lobby. Legge inoltre Patriot Report, organo dell’organizzazione estremista fondamentalista Christian Identity, e soprattutto The Turner Diaries di William Pierce, un testo narrativo aspramente razzista. Tuttavia, è bene evidenziare, come dirà in seguito lo psichiatra John Smith, che lo perizierà durante la detenzione carceraria, Timothy non ha mai avallato le tesi razziste e omofobe di questi gruppi, di cui condivideva invece l’idea che il “Sistema” andasse schiacciato, anche con l’uso della forza [5]. Era convinto però che il governo federale dovesse occuparsi solo della difesa del paese, per il resto dovesse lasciare i cittadini liberi di organizzarsi come pareva meglio a loro, ma senza alcun intento discriminatorio o persecutorio della maggioranza sulle minoranze. (Fonte wikipedia)

Anders Behring Breivik è ritenuto un estremista di destra, ultracattolico, conservatore. É estremamente probabile quindi che i fatti di Oklahoma siano stati d’ispirazione, modello, per il suo piano. É altrettanto probabile che Breivik abbia agito da solo (al massimo con un paio di complici, il che li configurerebbe come una banda, non certo un’ organizazione ). E non è esclusa una componente politica ma, dilettantistica nel suo gesto, priva cioè, di capacità analitica, politologica della “questione”. Cosa quindi che lo differenzia da organizzazioni terroristiche con finalità politiche. Queste ultime, infatti, sono capaci di profonde analisi politiche (condivisibili o meno). Il terrorismo islamico, frettolosamente tirato in ballo, si contraddistingue per il suo agire sotto forma di campagne di attacchi (suicidi e non) condotte da gruppi organizzati per specifici obiettivi politici e periodi di tempo piuttosto lunghi. La tragedia di Oslo è un atto “limitato nel tempo” è un fatto “episodico”. Insomma il gesto di Anders Behring Breivik è più assimilabile ad uno dei tanti episodi di “school shooting” (avete presente quei ragazzini che entrano nelle scuole ed iniziano a sparare a tutti?) che al terrorismo. Per questa ragione ancor meno prevedibile, anzi diciamo pure che è impossibile prevenire una cosa del genere quando si tratta del gesto di una singola persona. In conclusione, ancora una volta abbiamo condannato senza conoscere. I caccia erano già pronti a decollare per bombardare qualche fantomatico stato canaglia. Siamo prevenuti, siamo prevenuti e crediamo che solo loro, gli islamici, siano capaci di simili stragi, perché noi siamo i buoni, noi siamo bianchi, biondi, noi siamo occidentali.
Vincenzo Borriello Scrittore

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