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Regione Lombardia, scandalo nella sanità: eseguiti 21 arresti

maroni

A distanza di quattro mesi dall’arresto del vicepresidente della Regione, Mario Mantovani, si affaccia un nuovo scandalo nella sanità della Regione Lombardia con 21 arresti eseguiti dai carabinieri di Milano e l’opposizione che adesso chiede a Maroni di farsi da parte, dopo l’ennesimo scandalo che ha travolto la sua amministrazione.

E’ già pronta la mozione di sfiducia firmata da Pd, Patto Civico e M5s per mandare a casa il presidente della Regione Lombardia. Nell’ondata di arresti, in manette è finito Fabio Rizzi, 49 anni, ex senatore, plenipotenziario di Maroni e ‘padre’ della Riforma della sanità lombarda , mentre altri membri del suo staff come Mario Longo sono stati coinvolti nella retata,insieme ad altri funzionari pubblici che avrebbero favorito sempre e soltanto l‘Odontoquality dell’imprenditrice Maria Paola Canegrati, gruppo specializzato in servizi e forniture dentistiche.

Secondo i magistrati milanesi la gestione degli ambulatori odontoiatrici era “organizzata con modalità tali da favorire il ricorso, da parte del privato cittadino, alle prestazioni in regime di solvenza”. A tradire la Canegrati è stata una intercettazione eloquente, dove la stessa imprenditrice ha chiarito i contorni della vicenda: “Sposteremo la maggior parte dell’attività sulla solvenza e faremo delle liste d’attesa tra virgolette… che accedono in ’28SAN’ (il regime a carico del servizio sanitario nazionale, ndr) alle calende greche”.

Il gip ha chiarito che era stato predisposto uno strumento chiaramente truffaldino che induce il paziente a ricorrere alla prestazione a pagamento, inducendo ‘la convinzione che il costo del ticket sanitario sarebbe di poco inferiore’.

Il gip Giovanna Corbetta nella sua ordinanza ha specificato come Rizzi si è servito del ‘potere politico come strumento per accumulare ricchezze, non esitando a strumentalizzare le idee del partito che rappresentano’. Il gip nell’ordinanza ha rincarato la dose, evidenziando “La sfrontatezza e la facilità che tutti gli indagati svolgenti una pubblica funzione dimostrano nel violare costantemente i loro doveri istituzionali e le norme dello Stato – annota ancora il gip – portano ragionevolmente a ritenere che lo spaccato di illegalità che traspare dalla presente indagine costituisca per tutti l’abituale modo di gestire la ‘res publica’, totalmente svilita in ragione del proprio personale rendiconto”.


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