A BOLOGNA "ENTRA IL LAVORO" - Notizie.it
A BOLOGNA “ENTRA IL LAVORO”
Bologna

A BOLOGNA “ENTRA IL LAVORO”

Si è aperta oggi la quattro giorni di festa per i 110 anni della FIOM con un convegno mattutino presso il Teatro Comunale. In platea tra gli altri anche Giorgio Cremaschi, della Segreteria Nazionale e del Comitato Centrale Fiom, Guglielmo Epifani, ex segretario generale, e Marco Ferrando, portavoce del Partito Comunista dei Lavoratori.

Alfredo Bertelli, portavoce della Presidenza della Regione, interviene in vece del Governatore Vasco Errani, in missione all’estero, riportando i dati preoccupanti dell’OCSE sul lavoro in Italia. “L’Emilia Romagna è controcorrente perché ha messo in atto una serie di politiche per il lavoro, vere ed esigenti”. 120 milioni erogati per la ricerca, 450 milioni per i non autosufficienti ed esenzione dal ticket per i cassintegrati. “La ripresa deve basarsi sul lavoro giovanile e i contratti precari”.

Tiziano Rinaldini della Fondazione Sabattini vede una Fiom vitale “Non c’è lavoro senza diritti, non c’è Fiom senza Cgil, non c’è Cgil senza Fiom”.

Basato sull’uguaglianza e la solidarietà l’intervento di Susanna Camusso, segretaria generale Cgil: “Gli operai sono e restano la struttura portante del nostro paese”.

Secondo la Camusso, in questi due anni, il Governo ha scaricato la crisi sui lavoratori in nome del liberismo e la globalizzazione senza regole tanto da portare il lavoratore a non avere garantite condizioni di vita dignitose. “La precarietà non è sinonimo di crescita, ma è utile alla crisi.” No agli accordi separatati dunque, con un passaggio sui successi elettorali delle ultime settimane, una trasformazione rispetto alla solitudine degli ultimi anni. E no alla vocazione minoritaria del sindacato che chiede regole per contratti nazionali ERGA OMNES.

Una lectio magistralis quella dello storico Paul Ginsborg sui movimenti operai. Lo storico definisce la vittoria ai referendum storica, come storica è la ricchezza dei sindacati Cgil e Fiom.

Dati inquietanti quelli forniti dallo storico e sociologo Marco Revelli sulla devoluzione del rapporto tra salari e profitti che in Italia ammonta a 120 miliardi di euro/anno, l’8% del PIL. “Se questo non fosse avvenuto, i lavoratori avrebbero avuto €7.000 in più in busta paga ogni anno… L’Italia è al 23° posto per salari medi”.

Argomenta su una nuova figura nel panorama italiano: i working poors, i poveri che lavorano con percentuali che arrivano al 20% se si tratta di precari e al 30% al sud.

Guest star certamente il vivace e applauditissimo segretario generale Fiom Maurizio Landini che ricorda come la storia della Fiom sia legata al sistema politico. “La Fiom non è un sindacato di mestiere, ma riunisce tutte le figure professionali metalmeccaniche”. Parla dell’ambizione della Federazione di cambiare la società e della democrazia degli accordi. “Si va verso un modello di sindacato in cui sono le industrie a nominare i delegati… Non è accettabile che l’unico posto in Italia dove non si può votare e scegliere è il posto di lavoro”. E ovviamente Marchionne, e il mistero che aleggia sul piano industriale Fiat, la riunificazione dei contratti e la riforma fiscale. “I contratti Fiat ripropongono un punto di fondo: le fabbriche tornano a diventare proprietarie del tempo delle persone, anche di quello al di fuori del lavoro”.

Sicuramente il pensiero più forte dell’intervento di Landini.

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