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A Torino si vara il voto segreto

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Il ministro Gelmini ha promesso (per ora senza atti concreti) una battaglia senza quartiere. La magistratura ha aperto inchieste, rinviato a giudizio rettori e docenti. I tribunali amministrativi hanno azzerato cattedre in mezza Italia, annullato concorsi, ribaltato verdetti. Eppure l’università italiana è rimasta un mondo cristallizzato, impermeabile, dove a Napoli, ad esempio, il 35 per cento dei docenti ha un omonimo (quasi sempre parente) in qualche università della regione e a Roma siamo al 30.

Per non parlare di Messina (40 per cento di parenti), dove il nepotismo è approdato dritto in tribunale: rinviati a giudizio per concussione, abuso d’ufficio, tentata truffa e maltrattamenti 23 persone tra docenti, ricercatori e funzionari più il rettore Franco Tomasello. Lo stesso rettore ordinario di Neurochirurgia, con una moglie impiegata in ateneo, un figlio professore associato a Lettere, una figlia dottoranda in Neuroscienze il cui marito è ricercatore a Scienze politiche ed è a sua volta figlio di due docenti, tra cui la delegata del rettore per la ricerca.

Insomma, il problema esiste ed è una zavorra per un’università già sull’orlo del collasso. A Torino hanno deciso di risolverlo. Il Senato accademico del Politecnico ha appena approvato la proposta del rettore Francesco Profumo di varare un codice etico che renderà quasi impossibile il prosperare di nepotismi e baronie: d’ora in poi tutte le chiamate dei docenti dovranno essere ratificate a scrutinio segreto anziché con la tradizionale alzata di mano. Non solo: nei «casi sensibili», quasi sempre parentele o legami affettivi, prima di passare attraverso il voto segreto dei membri della facoltà, il curriculum del candidato sarà valutato da un giurì di probiviri.

Insomma, per avere una cattedra bisognerà superare almeno due sbarramenti: i «saggi» della facoltà, che esamineranno preventivamente gli aspiranti professori, e le forche caudine del voto segreto, in cui il potere dei baroni si dovrebbe squagliare.

«In un momento così delicato vogliamo lanciare un segnale di grande responsabilità», spiega il rettore. «L’università e il Paese hanno bisogno di trasparenza, e di sapere che il merito viene premiato. Le istituzioni devono recuperare credibilità, e così gli atenei, anche se spesso vengono eccessivamente criticati».

Al Politecnico ci sono 81 cattedre da assegnare: 36 professori ordinari e 45 associati. Anche le chiamate sui «casi non sensibili», effettuate dai dipartimenti, dove i rapporti personali sono più stretti, dovranno avvenire con voto segreto, così da essere sottratte alle varie sfere d’influenza. «I giovani e chi vuole intraprendere la carriera universitaria hanno bisogno di fiducia», aggiunge Profumo. «Sarà anche una forma di legittimazione per i «casi sensibili». Io non credo che gli atenei debbano essere off-limits per i parenti di chi già ci lavora.

Però è doveroso introdurre forme di tutela e procedure trasparenti. Servirà a dare autorevolezza alle scelte».

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