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Abusivismo: morì quando gli abbatterono la casa, inutile il ricorso della moglie, la casa sarà demolita

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Abusivismo: morì davanti alle ruspe mentre demolivano la sua casa. La lotta della moglie che fece ricorso è finita ieri, la casa sarà demolita.

Salvatore Garofalo, 64 anni, fu accusato di abusivismo e per questo la sua casa doveva essere abbattuta. Quando vide le ruspe distruggere la casa, l’uomo fu colto da un improvviso malore e morì di infarto poco dopo. La moglie, Maria Izzo, insieme all’avvocato di famiglia, Cardiello, avevano fatto ricorso con la speranza che gli fosse lasciata la cosa dopo il triste episodio.

Ma il sostituto procuratore generale, Antonella Giannelli, ha deciso diversamente, firmando l’atto di demolizione. L’abitazione a venti metri dal mare sarà rasa al suolo.

Abusivismo

Con il termine abusivismo si intende un intervento fatto sul territorio e realizzato in assenza o difformità di una preventiva autorizzazione, quale può essere il permesso di costruire o una denuncia di inizio attività.

Nel momento in cui il dirigente o il responsabile dell’ufficio competente accerta l’esecuzione di interventi in assenza di permesso o realizzati in totale difformità di questo o riportanti variazioni particolarmente rilevanti, viene inviata al proprietario e al responsabile dell’abuso, la notifica di demolizione o rimozione dell’immobile.

In sostanza, un abuso edilizio può portare alla perdita della proprietà del terreno sul quale è stato commesso il reato, oltre al fatto che l’autore si rende colpevole di un reato contravvenzionale. E’ quello che è successo a Campolongo, nel Salernitano, dove Salvatore Garofalo aveva costruito la sua casa in condizione di totale abusivismo.

Per questa ragione alla famiglia Garofalo venne inviata un’ingiunzione nella quale era notificato l’ordine di sgombero immediato.

La demolizione sarebbe dovuta iniziare il 17 giugno e la ditta incaricata iniziò qualche giorno prima a recintare la casa e ad installare il cartello di inizio lavori.

Quando arrivarono le ruspe, vedendo la sua casa in prossima demolizione, Salvatore Garofalo non resse al dolore e morì di infarto fulmineo. La moglie, Maria Izzo, aiutata dal legale della famiglia, fece ricorso con la speranza che il triste episodio della morte del marito, fosse sufficente ad allargare il cuore del procuratore e che questo le lasciasse la casa.

Inutile l’intento della moglie, l’ordine di demolizione definitiva è arrivato qualche giorno fa da parte del sostituto procuratore generale, Antonella Giannelli.

La demolizione

La speranza della famiglia Garofalo è svanita per sempre. Il sostituto procuratore generale, Antonella Giannelli, ha deciso definitivamente per la demolizione della casa . Torneranno quindi le ruspe, l’otto novembre. La controversia è conclusa e la casa non verrà sanata. “La struttura non è sanabile – scrive Giannelli nel suo provvedimento – la casa è in una zona vincolata: va abbattuta”.

L’avvocato Cardiello esprime la rabbia della famiglia dicendo che “Era la prima e unica casa di proprietà di Salvatore Garofalo. In quella abitazione vivono tre bambini minorenni. Garofalo aveva presentato anche una richiesta di concessione in sanitoria. Ma prima che il Comune si esprimesse sulla sanatoria, un sostituto procuratore ha disposto la demolizione dell’abitazione”.

L’udienza sarà quindi postuma, il processo in Corte d’Appello si terrà dopo la demolizione dell’abitazione. Cardiello si chiede quindi “se a dicembre i magistrati dovessero accogliere le nostre ragioni la casa poi la ricostruisce lo Stato? E con quali soldi?”.


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