Addio a Ermanno Olmi: il regista aveva 86 anni
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Addio a Ermanno Olmi: il regista aveva 86 anni

Ermanno Olmi

Addio al regista Ermanno Olmi, nel 1978 aveva vinto la Palma D'Oro con il film: "L'albero degli zoccoli"

Il mondo dello spettacolo dice addio a Ermanno Olmi. Il regista, che aveva 86 anni, è deceduto ad Asiago dopo una lunga malattia. Nonostante gli sforzi dei medici, per il cineasta non c’è stato nulla da fare. Nel 1978 aveva vinto la Palma D’Oro con il film: “L’albero degli zoccoli”.

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La vita e i successi di Ermanno Olmi

Una lunga carriera quella del regista Ermanno Olmi, scomparso dopo una vita tempestata di successi, ma anche travagliata a causa dei problemi di salute. Era nato il 24 luglio 1931 a Bergamo e si era trasferito a Naviglio e, poi, a Milano. Figlio di genitori cattolici, aveva perso il padre ferroviere durante la Seconda Guerra mondiale. Sin da giovane aveva manifestato l’interesse verso l’arte drammatica. Per mantenersi, cominciò a lavorare per la Edison, dov’era impiegata anche la madre, come addetto alla documentazione delle attività ricreative dei dipendenti e delle produzioni industriali.

Fondò la Sezione cinema della EdisonVolta e realizzò una trentina di documentari tecnico-industriali.

La carriera di regista iniziò nel 1959, quando diresse “Il tempo si ferma”, la storia del rapporto tra uno studente e il guardiano di una diga. Nel 1961 realizzò “Il posto”, che venne accolto positivamente dalla critica. Si dedicò successivamente alla scrittura e alla regia del film “I fidanzati”, che ruota intorno ai punti saldi della poetica di Olmi: l’interesse per i particolari della vita quotidiana e per il mondo della gente semplice.

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Tra il 1968 e il 1974 si colloca il periodo buio della carriera di Ermanno Olmi. In questi anni vennero realizzati “Un certo giorno”, “I recuperanti”, “Durante l’estate”, “La circostanza”, che non ottennero giudizi particolarmente positivi dalla critica. La rinascita avvenne con “L’albero degli zoccoli”, un lungometraggio incentrato sulla vita dei contadini padani e recitato da attori non professionisti e in dialetto bergamasco, che vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes.

Fu nel 1983 che Ermanno Olmi cominciò a soffrire di quei problemi di salute contro i quali avrebbe combattuto fino alla morte.

Si ritirò nella sua casa ad Asiago e interruppe la produzione cinematografica, dedicandosi a “Ipotesi Cinema”, la scuola fondata a Bassano del Grappa che ha formato giovani autori come Giacomo Campiotti e Francesca Archibugi.

Nel 1987, Olmi riprese l’attività di regista con “Lunga vita alla signora”, vincitore di un Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia, e con “La leggenda del santo bevitore”, al quale venne assegnato il Leone d’Oro. Nel 2001, il film diretto da Olmi “Il mestiere delle armi” conquistò il Globo d’oro 2001 della stampa estera e 9 David di Donatello 2002 per il miglior film, regia, sceneggiatura, produzione, fotografia, musica, montaggio, scenografia e costumi.

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Nel 2007, il regista dichiarò di avere realizzato il suo “ultimo film narrativo di messa in scena”, “Centochiodi”, per tornare alla sua più grande passione: il documentario. “Rupi del vino” e “Terra madre” ne sono la dimostrazione. Nel frattempo, in occasione della 65esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, gli venne assegnato il Leone d’oro alla carriera.

La parentesi documentaria non sarebbe tuttavia durata a lungo.

Nel 2011, infatti, uscì “Il villaggio di cartone”, incentrato sul tema dell’immigrazione, e nel 2014 “Torneranno i prati”, in occasione del centesimo anniversario dell’inizio della Prima Guerra mondiale. Nel 2018, Olmi ottenne la Menzione d’onore ai Nastri d’Argento Documentari.

Ermanno Olmi è stato anche un critico cinematografico di successo.

Sposato con Loredana Detto, ha avuto tre figli, che hanno ereditato dal padre la passione per il cinema. Fabio è direttore della fotografia ed Elisabetta è organizzatore generale.

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