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Adolescenti in difficoltà, da Arimo il primo Osservatorio annuale

Roma, 14 giu. (askanews) – Intervenire sui giovani prima che una difficoltà diventi una devianza. Ma anche dopo, per riscrivere o invertire un destino che sembra essere già segnato da contesti sociali emarginanti o da pregresse esperienze fallimentari, ma che è tutt altro che inevitabile. Minori abbandonati dal nucleo famigliare, non accompagnati o sottoposti a misure penali: ragazzi che in qualche modo devono e possono essere rieducati al futuro.

Nasce con questo obiettivo il primo Osservatorio annuale di Arimo, cooperativa sociale che dal 2003 aiuta adolescenti in difficoltà accompagnandoli verso l’autonomia sociale, economica e lavorativa.

Le statistiche attestano l’inefficacia della detenzione minorile. Il carcere, quindi, non sembra la soluzione, come spiega il presidente di Arimo, Lamberto Bertolè:

“Il carcere non rende più sicuri. Un ragazzo o una ragazza che entrano in carcere hanno più possibilità di commettere di un altro reato dei ragazzi e ragazze che invece hanno l’opportunità di affrontare le conseguenze penali dei loro reati con misure alternative sul territorio, come le messe alla prova nelle comunità”.

Per questo la cooperativa sociale cerca di creare spazi di pensiero e laboratori di progettazione per fornire risposte e strategie di intervento contro il disagio minorile:

“I ragazzi e le ragazze che commetto reati non hanno fatto una scelta delinquenziale, ma chiedono risposte al mondo degli adulti.

Noi cerchiamo di interpretare i bisogni dei ragazzi e delle ragazze che ci vengono inviati dal Tribunale e costruiamo con loro dei percorsi: il cuore di questi percorsi è ridare loro una chance, provare a riscrivere un destino, sapendo che il reato può essere una opportunità di cambiamento.

“I risultati sono molto buoni: la recidiva passa da oltre il 60% per chi sconta tutta la pena in carcere a meno del 20%”.

L’Osservatorio di Arimo sarà presieduto da un Comitato Scientifico che si occuperà di studiare, capire e interpretare in maniera più efficace il mondo degli adolescenti in difficoltà, facendosi portavoce di bisogni e disegnando possibili interventi.

Un percorso che deve però partire dal confronto tra percezione e realtà. Secondo un’indagine di Kantar, infatti, la maggior parte degli italiani pensa che i giovani che delinquono sono 25 volte di più il numero reale. Pregiudizi che riguardano anche la nazionalità di chi commette reati.

La strada migliore sembra quindi quella delle misure alternative alla detenzione, come dimostrano anche le esperienze internazionali.

Joseph Moyersoen, giudice onorario al Tribunale dei Minori di Genova e già presidente dell Associazione Internazionale Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia: “Il sistema di giustizia penale minorile italiano offre, fra i vari istituti alternativi al carcere, la messa alla prova. Si tratta di uno strumento molto efficace, in quanto consente la fuoriuscita anticipata dal circuito penale”.

“E’ bassissimo il livello di recidiva proprio tra coloro che hanno effettuato una messa alla prova, soprattutto con esito positivo. E strutture educative come Arimo consentono di essere affiancati in questo percorso e quindi aiutati nella fase di riabilitazione”.

© Riproduzione riservata

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