Afghanistan, autobomba a Helmand: un morto e 14 feriti
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Afghanistan, autobomba a Helmand: un morto e 14 feriti

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Nella provincia di Helmand, nel sud dell'Afghanistan, è esplosa una nuova autobomba: il resoconto al momento è di un morto e 14 feriti

Una nuova autobomba è scoppiata nei pressi di una caserma di Lashkargah, capoluogo della provincia meridionale di Helmand in Afghanistan. L’esplosione è avvenuta nel momento in cui stava partendo un veicolo che recava a bordo alcune forze speciali antiterrorismo. La notizia viene riferita dall’agenzia di stampa Pajhwok, annotando che un soldato è morto mentre altri quattordici sono rimasti feriti. Per il momento, pare che nessun gruppo abbia rivendicato l’attentato.

Solo cinque giorni fa, il 22 dicembre, un’altra autobomba aveva ucciso quattro poliziotti e feriti altri sei nella provincia afghana di Kandahar. Nel contempo una motobomba aveva ucciso 4 civili e ferito altri 6 nella provincia occidentale di Herat. Il fatto era stato reso noto dalle autorità afghane. In quell’occasione, il generale Abdul Raziq, capo della polizia di Kandahar, aveva detto che l’attentatore suicida aveva fatto esplodere la sua vettura carica di esplosivo davanti al complesso del governatore nel distretto di Maiwand.

Pur non essendoci alcuna rivendicazione, Raziq aveva comunque incolpato i talebani. A Herat, intanto, Abdul Haaed Walizada, portavoce del capo della polizia provinciale, aveva riferito che l’attentato in motocicletta era avvenuto giovedì sera in un’area sciita della città. L’attacco, in quel caso, era stato rivendicato direttamente dallo stato islamico.

Attacchi kamikaze nel sud dell’Afghanistan

L’attacco kamikaze nella provincia di Kandahar, nel sud dell’Afghanistan, si era svolto con un fuoristrada imbottito di esplosivo. Il mezzo aveva tentato di entrare nel quartier generale della polizia. L’attentatore poi si era fatto esplodere al primo checkpoint, dopo che era stato identificato dalle forze di sicurezza. Otto erano stati i poliziotti uccisi, sette quelli rimasti feriti. L’attacco, come detto rivendicato dai talebani, era avvenuto nella provincia di Kandahar, al confine con il Pakistan, una delle più instabili di tutto il Paese.

L’attacco del 22 dicembre scorso era giunto proprio nel giorno della visita a sorpresa del vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence.

L’uomo aveva incontrato nel palazzo presidenziale di Kabul il presidente Ashrag Ghani. A lui aveva promesso il supporto dell’America, anche in termini di nuove truppe da inviare in Afghanistan. Il tutto dovrebbe avvenire all’interno della campagna militare contro i ribelli talebani.

Un’altra motobomba esplosa a inizio dicembre a Jalalabad City, nell’Afghanistan orientale, aveva provocato sei morti e 13 feriti. L’attentato era stato il frutto di un attacco realizzato contro i partecipanti a una manifestazione che sosteneva il governo di unità nazionale e il presidente Ashraf Ghani. Il portavoce del governo della provincia di Nangarhar, Attaullah Khogyani, aveva precisato che il kamikaze era giunto a tutta velocità. Nella zona si stava tenendo il raduno all’esterno dello stadio Sherzai. Per poi farsi esplodere. Lo scoppio, oltre a morti e a feriti, aveva seminato il terrore anche fra i partecipanti che stavano per lasciare la zona al termine della manifestazione.

Lo scorso 23 novembre, inoltre, almeno otto persone sono morte e altre 15 sono rimaste ferite nella stessa Jalalabad City. Quel giorno l’attacco di un kamikaze era avvenuto nelle vicinanze della residenza di Shaikh Akram, ex capo della polizia del distretto di Khewa.

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