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Afghanistan, cittadini in fuga bloccati all’aeroporto di Kabul

In Afghanistan, centinaia di cittadini in fuga dal Paese dopo l’avvento al potere dei talebani sono state bloccate all’aeroporto di Kabul.

Fuga

In Afghanistan, il ritorno al potere dei talebani ha spinto centinaia di famiglie a tentare di abbandonare il Paese, riversandosi presso l’aeroporto di Kabul. I tentativi di fuga, tuttavia, devono scontrarsi con l’impegno degli estremisti di disperdere la folla e impedire ogni allontanamento.

Afghanistan, cittadini in fuga bloccati all’aeroporto di Kabul: la storia di Yasna Haqparast

Sono centinaia le famiglie afghane che, negli ultimi tre giorni, si sono recate presso l’aeroporto di Kabul nella speranza di riuscire a sottrarsi a un destino infausto e di non assistere alla distruzione della Nazione, nuovamente consegnata ai talebani dopo vent’anni di guerra.

Tra i tanti cittadini afghani che stanno cercando di lasciare il Paese, c’è anche Yasna Haqparast che, insieme a suo marito e ai loro due figli piccoli, ha già trascorso tre notti al di fuori dell’aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul, attendendo di partire.

Ogni giorno, mentre aspettano vicino al divisorio tra l’aeroporto e la Stars Wedding Hall, Yasna Haqparast e la sua famiglia sentono il frastuono degli spari che i talebani fanno esplodere in aria, cercando di disperdere la folla di cittadini riunita all’esterno dall’aeroporto chiuso.

La fuga di Yasna Haqparast e della sua famiglia era partita dalla città settentrionale di Mazar-i-Sharif, uno degli ultimi centri urbani ad essere occupato dai talebani nel corso della loro avanzata, iniziata la settimana scorsa.

La speranza era quella di raggiungere il Canada entro la serata di domenica 15 agosto. Quando sono arrivati all’aeroporto, però, si sono dovuti scontrare con una nuova, drammatica realtà.

Afghanistan, cittadini in fuga bloccati all’aeroporto di Kabul: la fuga del presidente Ghani

In relazione alla testimonianza fornita da Yasna Haqparast, la donna ha commentato le migliaia di persone che si erano accalcate all’aeroporto di Kabul nel corso della notte in cui il presidente Ashraf Ghani è fuggito e i talebani hanno espugnato la capitale, raccontando: “C’era una marea di gente, ognuno spingeva contro l’altro”.

In merito agli eventi che si stanno concentrando presso l’aeroporto di Kabul, poi, alcune fonti hanno rivelato ad Al Jazeera che la struttura ha subito gravi danni e che le operazioni di riparazioni richiederanno molto tempo. Inoltre, è stato comunicato che gli scanner di sicurezza sono stati rotti a causa dell’enorme afflusso di gente che correva in preda alla frenesia e che anche l’interno del terminal internazionale e i cancelli hanno bisogno di essere riparati.

La folla di persone che si è diretta all’aeroporto di Kabul, tuttavia, non era composta soltanto da cittadini disperati in fuga dai talebani, determinati a imbarcarsi su voli commerciali per Dubai e Istanbul o su voli privati di evacuazioni per gli Stati Uniti d’America e per il Regno Unito. Nella folla, infatti, si nascondevano anche saccheggiatori senza pietà, pronti ad approfittare di una situazione d’emergenza.

Afghanistan, cittadini in fuga bloccati all’aeroporto di Kabul: i saccheggiatori

L’impatto che la partenza del presidente Ghani dall’Afghanistan ha avuto sulla popolazione è stato dirompente e istantaneo, come racconta un dipendente del governo, Fahim, che sta provando a imbarcarsi su un volo diretto a Istanbul.

A questo proposito, l’uomo ha spiegato: “Non appena hanno sentito che se ne era andato, tutti hanno lasciato i loro posti“.

Il riferimento è ai ministri del governo e agli agenti di polizia che hanno abbandonato la città, anche vicino all’aeroporto. I ladri, quindi, hanno rapidamente approfittato del caos e dell’insicurezza generata dall’instabilità politica per ricavare il proprio utile.

In relazione alle operazioni di saccheggio, sia Yasna Haqparast che Fahim hanno affermato che i ladri “ti rubavano i bagagli dalle mani”.

Yasna Haqparast ha anche aggiunto che, nella calca che correva destreggiandosi tra i numerosi posti di blocco e i ladri, le persone perdevano continuamente le tracce dei propri effetti personali: “Correvamo così velocemente che quello che non è stato rubato in qualche modo ci è caduto dalle mani e dalle tasche”.

La donna ha anche riferito che i documenti della sua famiglia, i passaporti e i soldi sono caduti da qualche parte sui sentieri di cemento che portano al terminal internazionale, svanendo nel nulla. Nonostante le difficoltà vissute, Yasna Haqparast ha ammesso che la parte peggiore del calvario affrontato è stata vedere le scene orribili che sono diventate virali sui social media. Tra queste, la donna afghana ha annoverato anche quelle che compongono il video nel quale giovani uomini si aggrappano a un aereo militare degli Stati Uniti prima di precipitare mentre decolla.

Afghanistan, cittadini in fuga bloccati all’aeroporto di Kabul: il furto di documenti

Senza soldi per tornare a Mazar e senza documenti, Yasna Haqparast ha detto che la sua famiglia è costretta a dormire “sulla sporcizia” appena fuori l’aeroporto fino alla sua riapertura.

Tuttavia, senza biglietti, passaporti o visti, anche quando l’aeroporto tornerà a funzionare come al solito, sarà difficile riuscire ad accedervi.

In piedi, poi, a pochi metri da Haqparast, era presente un giovane uomo in un tomban piran bianco e un berretto nero dei New York Yankees. È incredulo mentre un talebano spinge indietro la folla agitando un tubo di plastica.

Cercando di evitare la gente che scappa dal tubo del combattente talebano, l’uomo ha spiegato di essere stato inizialmente diretto verso un volo di evacuazione ma è rimasto bloccato fuori dall’aeroporto per giorni. Il giovane, di circa vent’anni, ha aggiunto di aver lavorato per le forze speciali canadesi. L’uomo, così come Haqparast, ha visto un netto contrasto tra se stesso e le centinaia di persone che, in questi ultimi giorni, stanno cercando di superare la rotonda e raggiungere l’aeroporto ben sorvegliato.

Concordando con un’affermazione di Yasna Haqparast, infatti, il giovane ha ribadito: “Direi che il 90-95% di queste persone non ha documenti“.

La donna, inoltre, è apparsa estremamente irritata per le notizie diffuse su persone senza documenti, compresi i passaporti, alle quali è stato consentito di salire sugli aerei e lasciare l’Afghanistan: “Non è giusto, stanno prendendo i posti legittimi di persone disperate”.

I funzionari con doppio passaporto bloccati all’aeroporto di Kabul

Le persone che cercavano di salire sui voli di evacuazione non erano, però, le uniche ad essere bloccate. Molti afghani muniti di doppio passaporto che volevano salire su voli commerciali sono stati lasciati in attesa su aerei senza pilota per ore.

La famiglia di un anziano ex diplomatico ha detto che l’ottantenne è stato relegato su un aereo diretto a Istanbul per più di 14 ore, per lo più senza cibo, acqua, medicine o corrente elettrica per caricare il suo cellulare.

Un altro ex lavoratore del palazzo presidenziale è stato bloccato all’aeroporto per più di otto ore.

Entrambi gli ex funzionari hanno avuto paura di fare ritorno alle proprie case e, per questo motivo, sono rimasti in abitazioni la cui localizzazione non è stata resa nota fino a quando i loro rispettivi Paesi non hanno potuto aiutarli a volare via da Kabul.

Afghanistan, cittadini in fuga bloccati all’aeroporto di Kabul: gli esiti della guerra

In questo contesto, Yasna Haqparast si è scagliata contro il personale della compagnia aerea afgana, che a un certo punto sarebbe scomparso; contro i soldati statunitensi e britannici, che avevano assunto la responsabilità dell’aeroporto, e i talebani, incolpandoli tutti per il caos generato.

La donna ha anche criticato i Paesi stranieri per i processi di visto poco chiari e le vaghe promesse di reinsediamento di migliaia di persone: “Tutti in qualche modo pensano che un Paese li accetterà, ma non hanno niente con loro. Nessuna prova di alcun tipo”.

Ma il suo biasimo si estende oltre gli ultimi mesi. Commentando gli esiti di una guerra ventennale sul sottofondo degli spari esplosi in area dai talebani, Yasna Haqparast ha sussurrato con esasperazione e sofferenza: “Guardate come hanno gestito questa guerra, devono venire a vedere cosa hanno creato”.

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