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Afghanistan, Pentagono: “Evacuate 7.000 persone da Kabul, nessuna interferenza da parte dei talebani”

Il Pentagono si è espresso circa le operazioni di evacuazione condotte dai soldati americani all’aeroporto di Kabul, in Afghanistan.

John Kirby

Negli Stati Uniti d’America, il Pentagono si è espresso in merito alle operazioni di evacuazione in corso a Kabul e dirette dai soldati americani.

Afghanistan, Pentagono: “Evacuate 7.000 persone da Kabul”

Nel corso di un incontro con la stampa, i vertici del Pentagono hanno rilasciato alcune importanti dichiarazioni circa lo svolgimento delle operazioni di evacuazione coordinate dai soltati americani a Kabul, capitale dell’Afghanistan.

A questo proposito, il generale Hank Taylor, vicedirettore dello Stato maggiore statunitense per le operazioni regionali del Pentagono, ha rivelato la presenza di jet armati americani incaricati di volare nei cieli di Kabul al fine di garantire la sicurezza delle procedure di evacuazione dall’aeroporto della capitale. La struttura aeroportuale, infatti, è stata presa d’assalto nel momento in cui è stato reso ufficiale il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan.

Il generale Hank Taylor, inoltre, ha anche precisato che, a partire da sabato 14 agosto, l’esercito americano ha contribuito a evacuare circa 7 mila persone.

Al momento, sono stati impiegati nelle evacuazioni 5.200 soldati che si sono recati a Kabul per seguire le operazioni e prestare soccorso.

In questo contesto, il vicedirettore dello Stato maggiore ha anche annunciato che, nelle ultime 24 ore, sono atterrati a Kabul 13 aerei C-17, con a bordo altri militari. I voli che decollano dalla capitale afghana, invece, riescono a trasportare fino a 2.000 persone per viaggio.

Secondo quanto asserito dal generale Taylor, poi, con l’imminente apertura di ulteriori piste, le procedure di evacuazione risulteranno ulteriormente accelerate.

Afghanistan, Pentagono: “Nessuna interferenza da parte dei talebani”

In occasione del briefing con la stampa, il generale Taylor ha rivelato che “non ci sono stati finora incidenti o interferenze da parte dei talebani”, per quanto riguarda le procedure di evacuazione condotte per il rientro in patria del personale diplomatico americano presente a Kabul.

A questo proposito, poi, il portavoce del Pentagono, John Kirby, ha voluto indirizzare un messaggio preciso e diretto ai talebani che hanno riconquistato l’Afghanistan e che sono presenti all’aeroporto di Kabul, dichiarando: “Ogni attacco ai nostri cittadini riceverà una risposta forte”.

Afghanistan, Pentagono e ritiro delle truppe: l’intervista al presidente Biden

La situazione che al momento caratterizza l’Afghanistan è stata nuovamente esaminata dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, durante un’intervista rilasciata alla ABC.

In questa circostanza, il presidente Biden ha affermato: “Credo che il popolo americano sia con me per la decisione di ritirare le truppe dall’Afghanistan – e ha aggiunto –. In questo Paese isolato che non è mai stato unito in tutta la sua storia, da Alessandro Magno passando per l’Impero Britannico e i russi, quale sarebbe l’idea? Continueremo a perdere migliaia di americani, feriti o uccisi per cercare di unire la Nazione? E una volta unito quel Paese, cosa ottieni? Sono circondati dalla Russia e dagli ‘Stan’ nel Nord, a Ovest hanno l’Iran, a Sud hanno il Pakistan, che li sostiene, e a Est hanno il Pakistan e la Cina. Vale la pena per il nostro interesse nazionale di continuare a spendere un altro trilione di dollari e perdere migliaia di altre vite americane? Per cosa?”. 

Il presidente Joe Biden, inoltre, ha anche ribadito che il ritiro delle truppe sarebbe dovuto avvenire “molto tempo fa”, subito dopo aver raggiunto gli obiettivi prefissi dalla missione offensiva avviata nel 2001, dopo l’attacco terroristico alle torri gemelle. Simili obiettivi coincidevano con la sconfitta di Al Qaeda e con l’uccisione di Osama Bin Laden: “Siamo andati là per due ragioni: prendere Bin Laden, e lo abbiamo fatto, e spazzare via Al Qaeda in Afghanistan quanto possibile, e lo abbiamo fatto. Poi cosa è accaduto? Invece di avere un contingente antiterrorismo con un piccolo dispiegamento lì o nella regione per contrastare Al Qaeda nel caso provasse a ricostituirsi, abbiamo deciso di impegnarci nel ‘nation building’, che per me non ha mai avuto senso”.

Intervista al presidente Biden: minaccia terroristica e tutela dei diritti delle donne

Per quanto concerne la minaccia terroristica rappresentata dall’Afghanistan per gli Stati Uniti, in occasione della sua intervista con la ABC, il presidente Biden ha ammesso: “Al momento, c’è una minaccia decisamente più grande per gli Stati Uniti dalla Siria, c’è una minaccia decisamente più grande dall’Africa, c’è una minaccia decisamente più grande da altri Paesi del mondo che dalle montagne dell’Afghanistan”.

Infine, il 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America ha commentato la tutela dei diritti delle donne, fortemente minacciate dal ritorno al potere dei talebani. Sul questo argomento, Joe Biden ha osservato: “Non è razionale l’idea di poter proteggere i diritti delle donne del mondo con la forza militare. Non è razionale: si guardi, ad esempio, a quello che è accaduto agli uiguri in Cina, si guardi a cosa sta succedendo in altre parti del mondo, si guardi a cosa sta succedendo in Congo. Ci sono molti posti nei quali le donne sono soggiogate. Il modo di affrontare ciò non è con un’invasione militare ma mettendo pressione economica, diplomatica, nazionale e internazionale, su di loro in modo che cambino il loro comportamento”. 

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