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Agevolazioni riscaldamento
Economia

Agevolazioni riscaldamento

Dopo l’allarme per la stangata riscaldamento ecco una piccola buona notizia per le nostre bollette: l’agevolazione fiscale si “moltiplica”. C’è voluta una class action del Sindacato nazionale degli inquilini Sunia per far capire al fisco che un condominio è diverso da una villetta monofamiliare. E quindi che il tetto dell’Iva agevolata sul metano da riscaldamento va commisurata al numero di appartamenti.
La questione riguarda appunto l’agevolazione fiscale per il gas metano ad uso civile, cioè per la cucina e il riscaldamento. Nel 2008 l’Agenzia delle Entrate aveva stabilito che i primi 480 metri cubi consumati fossero soggetti a un’aliquota Iva agevolata del 10%. Il consumo oltre tale soglia rimaneva invece soggetto all’aliquota del 20%.
Il calcolo del tetto dei 480 metri quadri però veniva fatto sulla singola fornitura. Un vantaggio notevole per le caldaie delle villette unifamilari o per chi ha il riscaldamento autonomo. Ma impercettibile per gli inquilini degli stabili con riscaldamento centralizzato: infatti in questi casi la fornitura di gas è una sola e l’aliquota agevolata veniva concessa solo per i primi 480 metri cubi consumati da tutto il palazzo.

E’ chiaro che la soglia veniva raggiunta subito e il beneficio, suddiviso per un grosso numero di appartamenti, era pressoché inesistente per la singola famiglia.
Per ovviare a questa situazione, nel luglio di quest’anno il Sindacato nazionale degli inquilini Sunia aveva avviato una “class action contro la pubblica amministrazione” nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, chiedendo che l’agevolazione venisse concessa ad ogni nucleo famigliare e non alla sola fornitura cumulativa.
E finalmente, in nome di un elementare principio di equità, il fisco cambia rotta. L’Agenzia delle Entrate ha stabilito che l’aliquota agevolata del 10% si estende ad ogni singola abitazione di un condominio. Quindi la soglia dei 480 metri cubi va moltiplicata per il numero di appartamenti dello stabile.
E visto che la norma “iniqua” risale al 2008, c’è anche la possibilità di chiedere il rimborso dell’Iva versata in eccesso negli ultimi due anni. Gli amministratori di condominio possono rivolgersi direttamente alle aziende fornitrici.

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