Aggressione capotreno: scuse dell'uomo a Pomeriggio Cinque
Aggressione capotreno: scuse dell’uomo a Pomeriggio Cinque
Cronaca

Aggressione capotreno: scuse dell’uomo a Pomeriggio Cinque

L'intervista all'aggressore

Parla a “Pomeriggio Cinque” di Barbara D’Urso l’aggressore del capotreno a Cremona, disperato per il trattamento riservato al figlio disabile.

Il caso del capotreno aggredito a Cremona il 9 maggio 2018 potrebbe essere parzialmente diverso dai molti di cui i media hanno parlato in questi ultimi anni.

L’aggressore infatti non è uno di quei giovani saliti sul mezzo pubblico senza biglietto, bensì un padre indignato perché al figlio disabile di 10 anni sarebbe mancato il necessario aiuto per viaggiare in comodità e sicurezza in carrozzina. Inoltre l’uomo, Andrea, pizzaiolo 36enne di origine siciliana arrivato al Nord proprio sperando di poter curare meglio il piccolo, rimasto paralizzato a 1 e mezzo a causa di un incidente stradale, ha riferito che un poliziotto ferroviario gli avrebbe addirittura riso in faccia, quando lui era andato a lamentarsi per la mancanza di disponibilità dimostrata nei confronti del bambino, che viaggiava con la madre, Daniela, e il fratellino di 8 anni. Giovanni, questo è il nome del piccolo, tornava da Roma, dove aveva partecipato a una gara sportiva tra atleti diversamente abili.

Lo sfogo

Il papà colpevole dell’aggressione al capotreno ha parlato con Barbara D’Urso in collegamento video con“Pomeriggio Cinque”, scusandosi di aver sferrato calci e pugni al funzionario pubblico e dicendo di vergognarsene.

Tuttavia la moglie gli aveva telefonato piangendo, chiedendogli di raggiungerla e di fare qualcosa, perché il personale ferroviario sembrava rifiutarsi di aiutare la donna a posizionare a dovere la carrozzina per il bambino, così Andrea non era riuscito a mantenere il controllo.

Il padre ha sottolineato che Giovanni, su quel treno, sarebbe stato“trattato come un sacco di patate”. Daniela, sconvolta, aveva documentato tutto quanto con immagini e video, in modo che il marito vedesse di persona e intervenisse.

Oltre a non aver aiutato la donna a sistemare il bambino a dovere (contrariamente a quanto era accaduto nel viaggio di andata, organizzato in vista della gara a Roma), il personale ferroviario avrebbe anche evitato di mostrare gentilezza verso la famiglia in difficoltà.

Soltanto il capostazione si era dimostrato comprensivo, senza però potere fare granché, dato che il”famoso”capotreno aveva informato Andrea che avrebbe potuto presentare eventuali reclami solo online.

In quel momento la“disperazione era al massimo”e benché pentito del gesto compiuto, il giovane non aveva intenzione di accettare quel“dispetto”né avrebbe mai accettato una mancanza di rispetto verso suo figlio.

L'aggressore

La madre

La replica

La ditta Trenord ha emesso comunicato stampa per smentire la versione di Andrea e Daniela: in realtà il capotreno aggredito si sarebbe “adoperato per il ragazzo”. Come finirà la vicenda dunque?

Trenord

L'aggressione

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