Strangolata nel suo taxi 21 anni fa: la storia di Siena 22
Strangolata nel suo taxi 21 anni fa: la storia di Siena 22
Cronaca

Strangolata nel suo taxi 21 anni fa: la storia di Siena 22

Alessandra Vanni fu ritrovata il 9 agosto 1997 strangolata all'interno del suo taxi. Il giallo di Siena 22, sigla del veicolo, non è ancora risolto.

E’ ancora un giallo l’omicidio di Alessandra Vanni, una giovane di 30 anni strangolata nel taxi Siena 22 che guidava la sera del 9 agosto 1997. La ragazza è stata trovata legata al sedile con un nodo complicato che le tratteneva i polsi. Ai carabinieri è invece giunta una missiva con una citazione dell’Apocalisse di Giovanni. Tante le piste battute in questi anni ma forse la chiave del mistero è nel pesante pacco che la tassista ha trasportato nella sua ultima corsa.

Il macabro omicidio sul taxi Siena 22

Era la notte del 9 agosto di 21 anni fa quando Alessandra Vanni è morta strangolata nel suo taxi, nelle campagne toscane. Il suo corpo verrà ritrovato la mattina dopo in una strada sterrata tra la discarica e il cimitero di Castellina in Chianti. L’omicidio di tinge subito di giallo e nonostante la storia abbia attirato negli anni l’attenzione della stampa locale e nazionale gli autori del delitto rimangono ancora senza un volto.

L’autopsia conferma infatti che lo strangolamento è stato messo in atto da almeno due persone.

Ma l’assassinio non sembra il drammatico epilogo di un raptus momentaneo. Alessandra è stata uccisa da mani esperte con una corda da pacchi, la stessa utilizzata poi per legare i polsi della 30enne. Il filo era stato poi agganciato al sedile, affinché il corpo della vittima rimanesse eretto.

Mentre gli inquirenti cominciano ad indagare, i carabinieri ricevono una lettera anonima con una frase in latino: “Quis est dignus aperire librum et solvere signacula eius?”. E’ una citazione del capitolo 5 dell’Apocalisse di Giovanni, nel quale l’Angelo chiedeva: “Chi è degno d’aprire il libro e di romperne i sigilli?”. La Procura ipotizza subito che il riferimento è al complicato nodo realizzato per fermare i polsi di Alessandra. Ad oggi, però, nessuno ancora è riuscito svelare il mistero che si cela dietro questa apparentemente inspiegabile morte.

L’incontro con i due assassini

Alessandra Vanni guidava il taxi Siena 22 quando lo zio non poteva lavorare. Il 9 agosto del 1997 la giovane finisce il turno al centralino e alle ore 23:00 inizia quello operativo, su strada. Sale in auto e imposta il tassametro sulla tariffa 2, quella per i tragitti extraurbani. Guida quindi fino a Quercegrossa e, arrivata nella cittadina, fa un paio di volte il giro dell’isolato e poi si ferma. Non è chiaro se in quel momento Alessandra abbia caricato a bordo del taxi qualcuno. Fatto sta che l’auto si fermerà solamente nella strada dove poi verrà ritrovato il suo cadavere.

Le piste

I sospetti sul fidanzato cadono immediatamente. Anche lui è un tassista e quel giorno era di turno. Gli inquirenti sospettano per un po’ di tempo di Steve, un cittadino somalo di 48 anni cliente abituale del taxi Siena 22 che chiamava quando doveva recarsi al lavoro. Anche questa pista però cade, perché non esistono prove del fatto che l’uomo sia salito a bordo della vettura. I media cominciano a parlare di una possibile pista satanica, per via dei riferimenti all’Apocalisse, al nodo e al ritrovamento del corpo in un cimitero. Ma mancano i segnali che possano far pensare ad un rituale. Alessandra è stata trovata infatti con i vestiti intatti e nessun segno di violenza, a parte lo strangolamento.

Vanni era il cognome di un compagno di merende di Pacciani, ma anche il possibile collegamento con il mostro di Firenze viene rispedito al mittente. Senza sbocchi poi anche la cosiddetta “pista sarda”. In quel periodo infatti era stato sequestrato l’imprenditore Giuseppe Soffiantini e nascosto nelle campagne senesi. La chiave del mistero potrebbe però essere contenuta in quel pesante pacco, i cui segni sono rimasti impressi nel sedile del taxi Siena 22, trasportato nell’ultima corsa di Alessandra Vanni. Ma finora mai ritrovato.

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