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All’università di Pisa sono in arrivo i bagni genderless

All’università di Pisa sono in arrivo i bagni genderless con una mappatura dei settanta edifici dell'ateneo che ne dovranno ospitare almeno uno

Nell'ateneo di Pisa presto bagni genderless

All’università di Pisa sono in arrivo i bagni genderless, la rivoluzione in atto e già slittata per colpa del Covid la annunciano i cartelli del gruppo univeristario “Sinistra Per” e la conferma Arturo Marzano, delegato del rettore Paolo Mancarella. I media fanno sapere che sono stati mappati una settantina di edifici allo scopo di ricavare in ogni struttura del prestigioso ateneo un bagno “genderless”, che cioè non sia né per uomini né per donne, ma per chi non si identifichi in alcuno dei due generi biologici. 

All’università di Pisa i bagni genderless, ma la lotta dell’ateneo parte dal molto lontano

Il gruppo di “Sinistra Per” ha già affisso numerosi manifesti ed ha annunciato che il cambiamento dovrebbe avvenire entro giugno 2022. L’università di Pisa aveva messo il turbo già nel 2007 con l’introduzione della carriera alias, il libretto con un nome diverso da quello anagrafico

Il professor Marzano dell’università di Pisa spiega come si è arrivati (in ritardo) ai bagni genderless 

Dal canto suo Arturo Marzano, delegato del Rettore per le attività di Gender studies and equal opportunities, ha spiegato: “Se non ci fosse stata la lunga parentesi Covid, che ha fatto slittare tutto di un anno, l’operazione sarebbe già oggi a regime.

Avere un pungolo che ti spinge a fare ancora più in fretta è sempre utile”. 

La discussione all’università di Pisa per i bagni genderless si sposta sui simboli

La discussione adesso è sui simboli da adottare: “Abbiamo mappato sia i bagni singoli che quelli collettivi. Per i singoli la scelta può essere quella di eliminare qualsiasi etichetta mantenendo solo quella generica che indichi la presenza del wc. Per quelli collettivi l’opzione è togliere ogni simbolo oppure lasciare tra le varie cabine almeno una porta neutra”.

Ha chiosato il professor Marzano:  “Personalmente preferirei un simbolo politicamente impegnato, un mix di maschile e femminile, come già usato per esempio all’università di Oxford”. 

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