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Violenta alluvione in Giappone: 141 vittime accertate

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Una violenta alluvione ha colpito l'ovest del Giappone lasciandosi dietro almeno 141 morti e due milioni di sfollati. Avviata la macchina dei soccorsi

Un alluvione tremenda in Giappone che ha provocato 141 morti e centinaia di feriti.

Le precipitazioni erano previste ma sono state d’intensità molto superiore rispetto alle aspettative. Immediatamente sono partite le operazioni di salvataggio nei confronti delle persone rimaste intrappolate.

Alluvione in Giappone

Le precipitazioni nella prefettura di Kochi hanno raggiunto e superato di 26 centimetri, la più alta quantità di pioggia mai registrata in Giappone. Piogge che hanno reso instabili colline e montagne saturando d’acqua il terreno, portando le autorità a ordinare l’evacuazione di oltre due milioni di persone nel tentativo di metterle al riparo dallo straripamento dei fiumi e da eventuali nuove frane.

Al momento queste persone hanno trovato rifugio all’interno degli edifici scolastici attrezzati per ospitare queste persone finché la situazione non sarà tornata alla normalità.Japan Flood 3

Enormi i danni alle abitazioni

Al momento risultano 51.000 le abitazioni prive di elettricità e in almeno 269.000 case manca l’acqua potabile.
E, mentre in alcune delle zone maggiormente colpite vige ancora l’allarme alluvione, cominciano gli sforzi per cercare di trarre in salvo più persone possibile. La violenza con cui l’acqua ha colpito è stata impressionante, e l’alto numero di edifici crollati costringe le autorità ad una ricerca porta a porta per verificare che non vi sia nessuno rimasto intrappolato sotto le macerie.

Le operazioni di recupero

Stiamo cercando in ogni singola casa per vedere se ci sono persone intrappolate all’interno, e per cercare di recuperare i corpi di coloro che non ce l’hanno fatta a fuggire in tempo. Sappiamo essere una corsa contro il tempo, e noi stiamo lavorando più velocemente che possiamo”. Così uno degli ufficiali della prefettura cerca di rassicurare i giornalisti, oltre che i familiari delle decine di persone che al momento risultano scomparse.

Uno dei centri maggiormente colpiti è la città di Kurshiki, situata nella provincia di Okinawa. Il cedimento degli argini ha causato un’ondata di piena che ha colpito almeno 4.600 case.

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Colpiti alcuni centri industriali dell’area

L’alluvione ha colpito pesantemente anche il settore industriale giapponese. E dalla giornata di venerdì sia nella fabbricha di Yamaguchi sia a Hiroshima la Mazda è stata costretta a sospendere la produzione, e la Daihatsu ha dovuto fare altrettanto negli impianti di quattro province. Sorte decisamente peggiore è toccata al centro di produzione di alluminio della Asahi Aluminium Industrial Company di Okayama, abbandonata dagli operai in fuga dall’inondazione ed esplosa nel corso della serata di venerdì.

“C’è stato un fortissimo boato, come quello di un tuono. Dopodiché mi sono girato e ho visto una enorme palla di fuoco levarsi verso un cielo diventato completamente rosso”. Così descrive la scena Junichi Kawata, un volontario vigile del fuoco presente in zona al momento dell’esplosione. Esplosione che ha mandato in frantumi vetri e causato il crollo di una parte del soffitto della sua abitazione, causando il ferimento alla testa della moglie, presente nell’edificio al momento dello scoppio. “A causa dell’inondazione delle strade ci sono volute sei ore per arrivare al pronto soccorso e far avere a Hiromi le cure necessarie. Non ci aspettavamo che l’impianto potesse esplodere, nessuno ci aveva avvertito di questo pericolo”.

Così si sfoga il giovane volontario, in attesa di ricevere i vertici aziendali presso la sua abitazione. Vertici che da lunedì gireranno per i dintorni dell’azienda a rivolgere le proprie scuse direttamente ai cittadini colpiti dagli effetti dell’esplosione.

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La macchina dei soccorsi

Intanto come dicevamo si sono messe in moto le operazioni di recupero e salvataggio. Oltre 70.000 soccorritori tra cui pompieri e uomini dell’esercito sono impegnati nel tentativo di portare mezzi di sussistenza e prima necessità alle popolazioni evacuate e nelle operazioni di salvataggio, in alcune zone rese ancora difficili dalla pioggia ancora abbondante. Al termine della riunione dell’unità di emergenza del governo il primo ministro Shinzo Abe ha comunicato di aver cancellato i propri impegni internazionali che lo volevano in partenza verso Belgio, Francia, Arabia Saudita ed Egitto, affermando che il governo provvederà a fornire gli aiuti di emergenza immediatamente necessari. E afferma che “abbiamo bisogno di una rapida valutazione delle necessità delle vittime e di lavorare per una ricostruzione che sia rapida”.

Abe ha confermato la decisione di trattare i mezzi impegnati nella consegna di cibo e acqua come mezzi di emergenza. Il governo ha comunicato la decisione di destinare circa 2 miliardi di Yen all’acquisto di beni di prima necessità, come cibo, acqua e toilette portabili.

I precedenti

Una situazione molto pesante quindi, quella che il paese si trova ad affrontare. L’ennesimo disastro naturale che in pochi anni colpisce il paese del sol levante, questa volta in una delle zone considerate più tranquille, in cui si erano trasferiti molti dei sopravvissuti allo tsunami del 2011 alla ricerca di un posto che pareva offrire qualche riparo in più rispetto alla più esposta costa orientale. Un disastro che nella sua tragedia sembra volerci ricordare come non esistano sul pianeta posti immuni dalla furia di una natura che risulta – anche a causa nostra – sempre meno prevedibile.