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Alpinismo, passo Dyatlov: tra i casi di morte più struggenti e misteriosi del ‘900

Gli incidenti sul mondo dell'alpinismo sono sempre tantissimi. Il passo Dyatlov è sicuramente uno dei casi di morte più misteriosi e distruggenti che esistano.

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L’incidente accaduto al passo di Dyatlov è sicuramente uno dei casi di morte maggiormente inquietanti e misteriosi accaduti nel 900. Da quando accadde, tutti si chiesero come sia potuto succedere dando origine a dibattiti sia online che su carta. I ragazzi, protagonisti di quell’incidente, eranno tutti giovani tra i 21 e i 25 anni, tutti esperti e con alle spalle esperienze nel mondo dell’alpinismo.

Erano giovani laureati o laureandi all’Istituto Politecnico degli Urali.

Il viaggio iniziò il 25 gennaio quando partirono tutti insieme per raggiungere Ivdel. Da Ivdel partirono con un camion per Vizai per raggiungere poi il 27 gennaio il Monte Otorte. Il gruppo era formato dal maestro di sci, tre ingenieri, cinque studenti e dal capospedizione, al quale sarà dedicato il passo montano.

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Judin, uno dei cinque studenti, fu l’unico ad abbandonare la spedizione molto tempo prima, a causa di una malattia che lo colpì poco prima di affrontare la scalata al monte.

Tutti erano esperti sciatori. Il percorso alla scalata del monte avveniva prima seguendo un percorso a piedi e poi usando gli sci di fondo. Il 1 febbraio cominciano a muoversi verso la montagna. Lungo il percorso alla montagna, una tempesta li colse e dovettero fermarsi per trovare un riparo e mettersi al sicuro.

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Nelle immagini di repertorio che si trovano in rete si scopre una spedizione molto contenta ed euforica pronta ad affrontare la scalata alla montagna.

Il ritrovamento

Nel frattempo, il gruppo trovò riparo per la notte dove la temperatura sarebbe scesa a -30°. Dyatlov, il capo della spedizione, promise ai familiari e i conoscenti dei ragazzi che li avrebbe contattati appena arrivati a Vizaj. I genitori, a questo punto, non avendo notizie di nessuno e non sapendo cosa fosse successo, contattarono le autorità per dare il via alle ricerche. Il 14 febbraio, la polizia, l’esercito e anche altri giovani partirono verso il monte sperando di trovare i 9 giovani che erano dispersi. Vennero usati aerei ed elicotteri per trovarli. Il 26 febbraio fu trovata la tenda, ma dei ragazzi nessuna traccia.

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Accanto alla tenda, vi erano delle impronte che portarono a un boschetto. Ai confini della foresta, furono trovati i corpi dei primi due escursionisti. Pian piano ritrovarono anche gli altri cinque escursionisti morti. Dei 9 escursionisti, ne mancavano a questo punto ancora quattro dei quali non si ebbero notizie per più di due mesi. Nel maggio del 59 furono trovati i corpi di altri escursionisti sotto la neve.

Molti di loro riportarono diverse lesioni, come una frattura cranica, costole fratturate e corpo danneggiato. Una escursionista fu trovata senza lingua e senza occhi, con solo una parte della mascella. Dalle indagini effettuate sui vestiti, vennero trovati elementi radioattivi. Sul luogo dell’incidente sono stati trovati frammenti di rottami metallici che si pensa fossero missili R-7.

In seguito a quanto successe, furono fatte diverse ipotesi. L’ipotesi più vera e accreditata parla giustamente di morte per ipotermia sebbene gli escursionisti fossero abituati ai climi rigidi. Secondo altri, gli escursionisti sono morti in seguito a una forza misteriosa e sconosciuta. Ancora ad oggi, non si sanno con chiarezza i motivi che hanno portato alla morte degli escursionisti.

Nonostante le analisi fatte, non sono state trovate sui corpi degli escursionisti nessun segnale di colluttazione, tracce di animali o umane.

Amo leggere, il tè e Parigi è la mia casa da sempre e per sempre.


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Simona Bernini

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