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Anche l’antropologia diventa eco

L’antropologia, la disciplina che studia l’uomo da diversi punti di vista, inizia a prendere una nuova direzione. E in un periodo in cui un po’ tutto sta diventando eco, anche l’antropologia si sta indirizzando in questo senso. Il tutto avviene in questi ultimi tempi, nella patria di Claude Lévi-Strauss, uno dei più importanti antropologi e filosofi del nostro tempo. Deceduto nel 2009, la cattedra al Collège de France è stata affidata a Philippe Descola, allievo e collega, formatosi sotto la direzione di Lévi-Strauss.
In una recente intervista su La Repubblica, il professore francese mette a punto le nuove linee dell’antropologia, che oggi nel 2011 deve più che mai adattarsi ai continui cambiamenti dell’uomo e del mondo che lo circonda.

Non manca un elogio del suo predecessore, da cui trae spunto per creare questa unità tra la società e la natura, con cui ha denominata anche la sua cattedra, Antropologia e natura. Questo nuovo approccio nasce proprio dalla consapevolezza che l’uomo non è solo. Tutte le specie che sono presenti sulla terra, son considerati coinquilini dell’uomo, con gli stessi diritti e le stesse relazioni. Questo fa riferimento ad un nuovo concetto di natura, che viene vista quasi come un essere vivente al pari dell’uomo.
Quello che si cerca di fare, è di far coesistere tre importanti ambiti del nostro tempo, ovvero l’ecologia, la tecnologia e tutte le civiltà presenti sulla terra. Un processo molto lungo e articolato che necessita di un accordo, almeno in parte per evitare quella che il professore definisce come una “catastrofe”.

E in tutto questo la politica non sembra giocare un ruolo fondamentale, poiché sottovaluta il carattere rivoluzionario della cultura. Cosa che invece viene prese molto di più in considerazione dalle persone comuni, consapevoli di una democrazia globale per una migliore convivenza.


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