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Ancora, infermiera coccola bimbo colpito da Covid: “Un gesto spontaneo”

"Prendersi cura di un paziente piccolo come Matteo per noi tutti significa farlo stare bene", commenta l'infermiera immortalata insieme al neonato.

Ancona infermiera bambino
Ancona infermiera bambino

Ha fatto il giro del web la foto scattata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale pediatrico Salesi di Ancona, in cui un’infermiera è stata immortalata insieme a un bambino di soli 7 mesi colpito dal Covid e costretto a restare lontano dalla sua mamma.

La foto ha colpito per la tenerezza, la naturalezza e l’affetto sincero che traspare da quei piccoli gesti. Il piccolo Matteo Maurizio Pinti è stato ricoverato a inizio marzo per essere sottoposto a un intervento all’intestino. Risultato positivo al coronavirus, come la sua mamma, è stato ricoverato nel reparto di Rianimazione, diretto da Alessandro Simonini, che ha descritto lo stato di salute del bambino. “Ha avuto un problema a livello digerente, che è una delle complicazioni più frequenti nel Covid quando colpisce i bimbi”.

Il piccolo ha subito “un intervento molto delicato” ed è stato separato dalla mamma perché entrambi positivi al Covid.

Però dall’ospedale hanno fatto il possibile per non farlo sentire solo. Impossibile non restare incantati dalla dolcezza di un bambino in difficoltà. Tutti si sono affezionati al piccolo Matteo. Di lui si sono presi cura infermieri e operatori sanitari. Lo testimonia l’immagine con Katia Sandroni, 42 anni, che da vent’anni è un’infermiera appassionata.

Ancona, infermiera coccola bambino

Intervistata dal Tg5, Katia ha raccontato i momenti affianco al piccolo Matteo. Ha mandato un messaggio di forza e un saluto affettuoso sia a lui sia alla sua mamma. In un’altra intervista, rilasciata al Corriere della Sera, ha commentato: “Ma davvero fa così rumore quella foto? Mi sembra normale fare coccole a un bambino solo e in difficoltà.

L’infermiera di Ancona ha visto la foto “quando il bimbo era già tornato a casa e mi sono emozionata perché è una foto bella da togliere il fiato. “Però vorrei dire questo: c’ero io ma in quello scatto poteva esserci qualsiasi collega. Prendersi cura di un paziente piccolo come Matteo per noi tutti significa farlo stare bene, non soltanto con le terapie mediche. A volte servono i giochi, le canzoncine, i cartoni animati, le cantilene“, ha tenuto a sottolineare.

Poi ha raccontato il momento in cui si è sdraiata affianco a Matteo. Quel giorno Matteo non voleva stare nel letto, cercava di tirarsi su, non riusciva ad addormentarsi. Voleva soltanto giocare. Avevo provato con i canali di cartoni animati della televisione, con i motivetti per bambini alla radio ma poi ho capito che voleva un contatto, due occhi, le mani. Allora è stato un gesto spontaneo togliere la sbarra dal lettino e sdraiarsi accanto a lui per parlargli e coccolarlo un po’. Del resto sono mamma, un po’ ci so fare con i bambini.

Katia ha raccontato di avere “due bambine di 6 e 10 anni. Hanno visto la foto e mi hanno chiesto: mamma ma questa eri tu? E sta bene adesso il bimbo? Ogni tanto, quando ho immagini belle dall’ospedale, gliele mostro e loro sono contente di vedere mamma in divisa“.

Quindi ha aggiunto: “Ha dormito un’oretta. Per cinque giorni sua mamma non ha potuto stare con lui ma lui era sempre molto tranquillo, un angioletto. Il fatto che fosse più sveglio e reattivo voleva dire che stava meglio dopo l’intervento chirurgico e che era stata scalata l’infusione di morfina. Davanti a un piccolino che migliora puoi solo essere felice, anche se ti tiene sveglia tutta la notte“.

Davanti a un’infermiera coperta da tante protezioni, “lui non sembrava per nulla spaventato. Vedeva i miei occhi in una piccola fessura, sapeva di avere la mia attenzione e a quanto pare gli bastava. Per il resto era curioso, tutto faccette buffe e sorrisini. In Rianimazione pediatrica abbiamo soltanto una stanza Covid, i positivi come lui in un anno per fortuna sono stati pochi: qualche donna incinta, un bambino cinese e poi lui. A me sembrano già molte le quattro ore di turno che facciamo noi quando siamo intabarrati nelle protezioni antivirus. Non oso immaginare lo sfinimento dei colleghi che si fanno ben più ore nei reparti interamente Covid”.

Anche i colleghi le hanno fatto notare la popolarità di quello scatto. Infatti, svela: “Qualcuno ci ha un po’ scherzato su con battute tipo: è arrivata la vip! Ne abbiamo riso insieme e mi hanno detto: vai! facciamo del bene all’immagine degli infermieri”. Dopo aver trascorso diversi giorni al fianco dei bambini, per Katia la parte migliore “sono gli addii, quando sono guariti e tornano a casa”.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


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Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

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