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Aquarius, se Salvini chiude chi deve accogliere i migranti?

Malta afferma che accogliere Aquarius non è di sua competenza, il ministro dell'Interno chiude i porti italiani: cosa prevede la legge europea?

Operazione salvataggio Aquarius
Operazione salvataggio Aquarius

Matteo Salvini ha negato l’autorizzazione alla nave Aquarius di operare lo sbarco nei porti italiani. Il 10 giugno 2018 verrà ricordato come il giorno in cui il ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio dei ministri ha ordinato di non soccorrere i 630 migranti presenti sull’imbarcazione SAR (letteralmente search and rescue “nave da ricerca e soccorso”). L’operazione di accoglienza è stata rimbalzata alle autorità maltesi. Dal porto della Valletta però sostengono che il soccorso dei migranti presenti sull’Aquarius “Non è di competenza di Malta”. Le autorità italiane sostengono che in questa operazione d’emergenza vige la legge del “porto più sicuro”, l’ambasciatore maltese in Italia invece ritiene che le responsabilità ricadano totalmente sul tricolore in quanto paese responsabile della SAR libica.

Chi ha la responsabilità di accogliere Aquarius?

Nel 1997 a Valencia, la conferenza dell’International Maritime Organization stabiliva la suddivisione del Mediterraneo investendo i paesi affidatari delle responsabilità in materia di ricerca e salvataggio nella rispettiva area di competenza.

Gli stati sono quindi obbligati a fornire e garantire il servizio Search and Rescue. L’Italia copre approssimativamente un quinto delle acque del Mediterraneo e coordina attraverso il Maritime rescue coordination centre di Roma l’area libica. Il bel paese è quasi sempre intervenuto nelle operazioni di salvataggio nelle acque territoriali della Libia: il problema è che lo stato nordafricano non ha mai definito nella Convenzione di Amburgo i confini della sua area specifica di SAR. Possiamo quindi dedurre che le acque libiche sono sprovviste, secondo la legge, dell’obbligo d’intervento da parte di un governo.

Chi deve intervenire?

Nel gioco di responsabilità che verte sull’interpretazione della SAR, Malta nei corsi e ricorsi storici ha sempre richiesto l’aiuto del centro di coordinamento italiano, eludendo le richieste di soccorso.

L’Italia nella stragrande maggioranza dei casi si è occupata del pattugliamento e della gestione degli interventi di salvataggio: al tempo stesso, il nostro governo ha la facoltà di deliberare circa il luogo in cui operare lo sbarco (anche se non si tratta di un porto italiano). Il contenzioso tra Malta e l’Italia nasce nel momento in cui il nostro paese decide (secondo la convenzione di Amburgo) di applicare il principio del “porto sicuro più vicino”. Dalla Valletta però, comunicano che lo sbarco dei migranti deve essere di competenza esclusiva di chi ha coordinato il salvataggio.

L’Italia può chiudere i porti?

Matteo Salvini può deliberare in merito alla chiusura dei porti della penisola. Ogni stato ha la facoltà di impedire lo sbarco alle navi Ong a patto però, che non si violi la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

La CEDU prevede l’obbligo d’immediato soccorso in caso di necessità: l’omissione e/o il rifiuto delle operazioni di salvataggio comporterebbe la violazione dei principi sui diritti umani. Nei precedenti governi la chiusura dei porti prese forma solo come ipotesi: nel 2017 il ministro Minniti valutò il divieto d’accesso portuale a tutte le navi delle Ong che non battevano bandiera italiana: mozione che però non venne mai definita.

Nato a Lecce, classe '94, laureato in Comunicazione all'Università degli studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha lavorato per Sportal.it, PremiumsportHD e ha scritto sul blog de Il Fatto Quotidiano.


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Francesco Leone

Nato a Lecce, classe '94, laureato in Comunicazione all'Università degli studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha lavorato per Sportal.it, PremiumsportHD e ha scritto sul blog de Il Fatto Quotidiano.

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