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La storia del cacciatorpediniere Artigliere riemerso dal Mediterraneo

Il relitto del cacciatorpediniere Artigliere, affondato durante la battaglia di Capo Passero, è stato ritrovato al largo di Malta dopo 72 anni in condizioni perfette

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Il 12 ottobre 1940 il cacciatorpediniere italiano Artigliere veniva affondato durante la battaglia di Capo Passero contro la Royal Navy britannica. Il relitto della nave è stato ritrovato dopo 72 anni al largo dell’isola di Malta, conservato in maniera perfetta.

Una piccola ma grande nave, finita in mezzo alla flotta nemica. Questa è una storia di audacia e di sfortuna insieme, dove eroismo e dramma coincidono, come spesso succede nelle storie di guerra. Quella del cacciatorpediniere Artigliere, lanciato di notte nell’autunno 1940 contro una schiera di corazzate, incrociatori e portaerei britanniche, è una vera e propria leggenda del Mediterraneo. Poco più di 250 uomini in un involucro di acciaio, che hanno fatto il loro dovere fino all’ultimo, anche dopo la morte del loro comandante.

Lui era rimasto in plancia nonostante le ferite, al solo scopo di incoraggiare l’equipaggio. Prima gli uomini combattono per vincere contro i britannici. Poi scoprono di essere caduti in trappola e lottano per sopravvivere. Quando la nave cola a picco nelle acque del mare, porta con sé 132 corpi, portandoli in un abisso impenetrabile.

L’Artigliere riemerso al largo di Malta

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Ora, dopo 72 anni di oblio, l’Artigliere è tornato. La nave è stata scoperta a una profondità immensa, in una fossa di 3600 metri al largo di Malta. Il cacciatorpediniere è sembra come paralizzato nel momento estremo della battaglia. Come se il mare avesse rispettato il coraggio di quegli uomini, salvando dalla corrosione il relitto. Le immagine strappate al buio degli abissi sono davvero incredibili. Mostrano i tubi lanciasiluri inclinati per l’assalti e cannoni puntati verso il cielo per respingere gli aerei. La torre piegata dalle bordate, dove hanno trovato la morte quasi tutti gli ufficiali. La scritta di riconoscimento AR ha mantenuto intatto il suo colore rosso e brilla ancora nell’oscurità.

Lo scorso marzo, l’Artigliere è stato ritrovato dal team oceanico di Paul Allen, il co-fondatore di Microsoft, vero appassionato di esplorazioni sottomarine. “È stata una vera sorpresa”, ha racconta a David Reams, responsabile delle attività nautiche di Vulcan, la fondazione creata da Allen. Il Petrel, la loro nave-laboratorio, stava provando nuovi equipaggiamenti appena installati. “Avevamo iniziato le prove del nuovo sonar a scansione, quando abbiamo visto una sagoma anomala”.

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Si trattava del profilo di un vascello a 3600 metri di profondità, dove fino a quel momento nessuno era stato in grado di fare delle ricerche. Un sottomarino l’ha raggiunto, riportando immagini stupefacenti: “Non sembrava sommerso da 77 anni. Era poggiato sul fondo, del tutto riconoscibile, senza corrosione né incrostazioni. Perfino il colore della sigla era intatto”. Il merito è stato delle condizioni del mare in quella zona, con temperature e salinità ideali per la conservazione del cacciatorpediniere. Un vero sacrario in memoria dei caduti della battaglia di Capo Passero.

Artigliere: le caratteristiche della nave

scheda

L’ultima missione dell’Artigliere iniziò l’11 ottobre 1940. Erano passati solo quattro mesi dall’inizio della guerra e la Regia Marina è attiva per il dominio del Mare Nostrum, come definito da Mussolini. Poche ore prima, un aereo aveva avvistato una formazione inglese a levante di Malta. L’allarme era scattato nelle basi siciliane. Dal porto di Augusta salparono quattro caccia e tre torpediniere, con l’obiettivo di stanare il nemico. L’Artigliere era l’ammiraglia di quelle squadriglie d’assalto. Era una nave moderna er quel tempo, lunga 106 metri, quattro cannoni, sei lanciasiluri e otto mitragliere: il suo motto era “Sempre e ovunque”. Tre mesi prima aveva partecipato allo scontro di Punta Stilo e il comandante era già famoso. Si trattava di Carlo Margottini, un ufficiale decorato, già attivo nella Grande Guerra e nel conflitto spagnolo. Ma questa è già un’altra storia…


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