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Artrite psoriasica e reumatoide, sintomi simili ma patologie differenti

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Roma, 29 nov. (Adnkronos Salute) – Sono entrambe malattie infiammatorie, colpiscono in particolare le piccole articolazioni di mani e piedi: il dolore che provocano, talvolta accompagnato da gonfiore e da rigidità, soprattutto al mattino, tende a ridursi nel corso della giornata e con il movimento.

Ma a parte queste analogie tra artrite psoriasica e artrite reumatoide esistono importanti differenze. Secondo la National Psoriasis Foundation, l’artrite psoriasica interessa fino al 30% delle persone che hanno la psoriasi e può coinvolgere anche articolazioni grandi. In alcuni casi può manifestarsi anche prima o persino in assenza della forma cutanea. L’artrite reumatoide, invece, si caratterizza per dolori alle articolazioni che si accompagnano a qualche linea di febbre. È quanto riporta un articolo pubblicato da Alleati per la Salute ( ), il portale dedicato all’informazione medico-scientifica realizzato da Novartis.

La diagnosi delle due malattie si esegue durante la visita reumatologica e, nel caso dell’artrite psoriasica, anche dermatologica. Oltre all’ecografia articolare e alla risonanza magnetica richiesti insieme ad alcuni esami del sangue, utili soprattutto nell’artrite reumatoide, fondamentali sono la palpazione e l’osservazione delle articolazioni. Un reumatologo è infatti in grado di distinguere l’artrite psoriasica dall’artrite reumatoide anche nel caso in cui la prima non si manifesti con le tipiche lesioni della pelle.

In entrambi i disturbi, i sintomi possono scatenarsi e peggiorare, permanere per un po’ e poi andare via temporaneamente.

Nel caso dell’artrite reumatoide – si legge nell’approfondimento – i segni di infiammazione sono in genere simmetrici, ovvero interessano le articolazioni su entrambi i lati del corpo: non un polso, ma i polsi. Al contrario, l’artrite psoriasica è generalmente asimmetrica, quindi può causare dolore solo al ginocchio sinistro o al polso destro. Tuttavia, non è possibile basare la differenza solo su questo aspetto perché anche l’artrite psoriasica può dare sintomi simmetrici.

Tra le altre differenze – fa notare il focus di Alleati per la Salute – mentre nell’artrite reumatoide l’infiammazione rimane confinata solo alle articolazioni, nei pazienti con artrite psoriasica c’è l’interessamento dei tendini. Tipico sintomo della psoriasica è l’entesite, una forma di infiammazione che colpisce i punti in cui i legamenti e i tendini si inseriscono nell’osso. Questa condizione può manifestarsi con il gomito del tennista, la fascite plantare o la tallonite. Inoltre, nei pazienti con artrite psoriasica è frequente la dattilite (le dita della mano assumono una forma “a salsicciotto”) e il mal di schiena associato a rigidità mattutina.

L’artrite psoriasica, inoltre, se ha manifestazioni cutanee, può interessare anche le unghie e associarsi a onicopatia psoriasica. L’artrite psoriasica può causare anche un’infiammazione dell’occhio (uveite o irite).

Oltre ad aumentare il rischio di fratture e distorsioni, le due malattie causano un’infiammazione cronica a livello delle articolazioni con un’importante limitazione funzionale, ma anche a livello degli organi interni, come nel caso dell’artrite psoriasica, che potrebbe associarsi a complicazioni cardiovascolari o metaboliche. L’infiammazione può anche portare a osteoporosi o debolezza ossea.

Conoscere le differenze tra l’artrite psoriasica e l’artrite reumatoide potrebbe aiutare a capire le diverse opportunità di trattamento che includono: farmaci antinfiammatori non steroidei, corticosteroidi, fisioterapia, immunosoppressori, agenti antireumatici modificanti la malattia, biologici (proteine geneticamente ingegnerizzate costituite da geni umani).

Indubbiamente le due patologie richiedono un approccio multidisciplinare che può coinvolgere, oltre alla figura chiave del reumatologo, anche il dermatologo (nell’artrite psoriasica) e diverse altre figure per la gestione di manifestazioni extrarticolari. Sono infatti possibili disturbi intestinali simili a quelli prodotti dalle malattie infiammatorie croniche intestinali (malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa), oppure uveiti o patologie cardiovascolari.

Un trattamento precoce può prevenire erosioni ossee e altri danni ad articolazioni e altri organi. Per questo sarebbe opportuno intervenire entro 3-4 mesi dai primi sintomi, tuttavia una diagnosi tempestiva avviene raramente perché i sintomi iniziali non sono tali da preoccupare. L’articolo completo è disponibile su:

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