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Aspettando il 22 Dicembre: quando la politica deve far rima con responsabilità

Le assemblee universitarie delle facoltà dell’Università della Sapienza si stanno riunendo già dalla tarda mattinata, per cercare di organizzare la manifestazione in programma per mercoledì 22 Dicembre e dire, con le braccia alzate, ancora un NO alla Riforma Gelmini, che già da oggi è all’esame del Senato e sulla quale,proprio dopodomani, verrà dato il voto finale. Il provvedimento, intanto, continua a lasciare una scia di polemiche che rischiano di essere come benzina sul fuoco. L’on. La Russa che urla orgogliosamente “vigliacco” a un universitario, ad Annozero da Santoro, autocompiacendosi di essere fascista e non analfabeta. Poi la proposta di estendere il Daspo (Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive, introdotto dalla Commissione Europea a Strasburgo nel 1985, dopo la tragedia dell’Haysel, e da sempre considerato una misura preventiva che lede l’art.16 della Costituzione Italiana limitando la libertà di circolazione ) anche a coloro che partecipano alle manifestazioni di piazza, ritenuti alla stregua di quei “soggetti pericolosi” che entrano negli stadi armati di accette o che aspettano i tifosi dell’altra squadra con le bombe carta, per uccidere e non per gridare il proprio dissenso.

A chiudere le danze delle provocazioni, che sembrano voler rendere ancora più pesante l’aria attorno a Palazzo Madama, ci ha pensato il capogruppo dei senatori del PdL , Maurizio Gasparri. Ai microfoni della trasmissione di Raitre Agorà, intima i genitori di tenere a casa i propri figli, rivendicando l’allarmante presenza di potenziali assassini alle manifestazioni studentesche. Non solo arresti preventivi, quindi, per evitare che la guerriglia urbana di una settimana fa si ripeta. Evidentemente il discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non a tutti ha fatto lo stesso effetto. La spia di malessere che ogni democrazia non può ignorare, si era accesa inizialmente in modo pacifico tra le vie del centro storico di Roma; ma la degenerazione della violenza non è imputabile solo a una sterile riproposizione di vecchi metodi di fare politica.

Criminalizzare i liceali che occupano, i ricercatori precari, gli universitari che lottano per le risorse alla scuola pubblica, non renderà meno aspro il confronto tra le parti sociali. A tutti viene ribadita la necessità di abbassare i toni, piuttosto che alimentare le tensioni intorno alla mobilitazione degli studenti; al Paese non serve un piano di repressione militare d’emergenza, ma un dialogo con i giovani che non offenda la loro capacità di giudizio critico. Finora la disponibilità è arrivata solo dal Prefetto di Roma, e un timido tentativo è stato ipotizzato anche dal responsabile del Forum Sicurezza del PD, Emanuele Fiano, che ha proposto un incontro tra i rappresentanti delle forze di polizia e quelli cortei davanti al ministero dell'istruzione

degli studenti. Il diritto allo studio e ad avere le minime garanzie di stabilità sociale ed economica per i ricercatori, stanchi di far lustro dell’Italia all’estero, non può essere ridotto a un compromesso tra il silenzio dell’indifferenza e le aggressioni squadriste. La politica ha il dovere di occuparsi di quella che sarà la futura classe dirigente di questo Paese… sempre che il futuro non si debba costruire con i sanpietrini o i caschi in mano.


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