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Attaccato il parlamento ceceno

Dopo anni di relativa tranquillità grazie al “patto di ferro” tra Vladimir Putin e il presidente Ramzan Kadyrov, la Cecenia torna al centro della cronaca. Questa mattina all’alba il parlamento ceceno è stato assaltato da guerriglieri di opposizione al governo russo.
Il bilancio è di almeno quattro morti e tredici feriti. Forze di polizia regolari, agenti in assetto antisommossa e unità del servizio di sicurezza del presidente del parlamento sono state inviate sul posto e, a quanto ha riferito da una fonte di stampa russa, i guerriglieri sono stati tutti uccisi.

L’attacco è iniziato con un’azione kamikaze a cui è seguito un tentativo di assalto all’edificio che ospita il parlamento a Grozny ed è costato la vita ad almeno due uomini della sicurezza, oltre alla morte degli attentatori suicidi.

Il kamikaze si è fatto esplodere su un’automobile all’arrivo di una vettura con a bordo dei deputati. Una fonte dalla capitale cecena ha assicurato alla Ria Novosti che il presidente del parlamento Dukhuvakh Abdurakhmanov,che si trovava all’interno dell’edificio al momento dell’attacco, è stato portato subito all’esterno e non ha riportato ferite.

Negli ultimi anni il presidente ceceno Ramzan Kadyrov, appoggiato da Putin, era riuscito a imbrigliare i ribelli, tuttavia le tensioni si sono propagate e amplificate nelle repubbliche confinanti di Inguscezia e Dagestan. Contemporaneamante, il giovane Kadyrov si ritrova a dover fronteggiare nuove sfide sul fronte interno, come conferma l’attacco odierno a Grozny.
Quella di oggi è la sfida più eclatante al presidente ceceno Kadyrov e, indirettamente, al potere centrale moscovita, dopo l’attacco lanciato lo scorso agosto da un gruppo di ribelli islamici al villaggio dello stesso Kadyrov, Tserentoi.

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