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Attentato suicida in un fiera del Pakistan, almeno 5 morti e 28 feriti

La rivendicazione da parte dell'Isis dell'attentato suicida in un fiera del Pakistan è arrivata tramite Telegram: "Colpiti i poliziotti apostati"

I concitati primi soccorsi ai feriti

Attentato suicida in un fiera del Pakistan, il secondo in pochi giorni, con almeno 5 morti accertati finora e 28 feriti nella città di Sibi. Secondo i lanci dei media locali l’esplosione ha investito i mezzi della scorta del presidente Alvi che l’aveva visitata.

A rivendicare quel massacro è stata la frangia militante del Beluchistan di Daesh servendosi dei canali social.

Attentato suicida in un fiera del Pakistan, chi era nel mirino

In una dichiarazione condivisa via Telegram infatti l’Isis (che nel mondo islamico viene chiamata Daesh) ha affermato che il suo attentatore ha “compiuto la missione”, spiegando poi che  “gli obiettivi erano la polizia apostata pakistana, i funzionari della sicurezza e del governo”.

La bomba è esplosa infatti in strada proprio mentre stavano transitando i mezzi di scorta con dentro i poliziotti dei servizi adibiti alla protezione del presidente pakistano. Poco prima Arif Alvi aveva visitato l’evento. 

Cinque giorni fa il massacro a Peshawar

L’attacco arriva a soli 5 giorni dopo l’attentato kamikaze alla moschea di Peshawar in cui avevano perso la vita 63 persone e più di 200 erano rimaste ferite durante la preghiera del venerdì.

Quel particolare settore del Beluchistan è da tempo in tacca di mira di formazioni terroristiche sunnite che sommano l’integralismo islamico con rivendicazioni territoriali precise. Per questo motivo dopo l’attentato a  Peshawar gli sciiti erano scesi in strada a chiedere maggior sicurezza. 

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