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Auguri Italia! E' veramente una festa?
Economia

Auguri Italia! E' veramente una festa?

Oggi il nostro paese festeggia i suoi 150 anni dell’unità e tutta l’Italia si colora di verde, bianco e rosso. Ogni organismo locale offre diverse manifestazioni nel tentativo di recuperare una storia rimasta trascurata e presente solo sui libri come l’epopea Risorgimentale, lo spirito, l’idea di libertà e la voglia di unità che spinsero migliaia di giovani a sacrificare la vita nei sanguinosi scontri con le truppe austriache.
Oggi sono ricordati con sfilate, parate, maratone e così via, illudendoci di ritrovare un senso comunitario ormai perso da tempo. I festeggiamenti del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia rischia di rimanere una vuota promozione di un ideale unitario che ancora oggi non esiste: premonitore fu uno dei padri fondatori dell’unità d’Italia, il Conte Camillo Benso di Cavour, consapevole che quello spirito fondante che sarebbe dovuto essere l’italianità, risultava mancante. L’esempio, purtroppo, ci viene dato dalle dichiarazioni del capogruppo alla Camera della Lega Nord, esprimendo una vera e propria guerra a quello che sono i simboli fondanti dell’Unità d’Italia.
Dopo queste dichiarazioni fatte dal partito del nord si sente più che mai la necessità viva di ritrovare una morale perduta, dopo che la politica ha espresso il peggio di se stessa, veicolando verso tutti un senso di sfiducia verso le istituzioni, e di conseguenza verso l’Italia.
Infatti, i giovani, gli uomini di mezza età e gli anziani si sentono lontani da questo paese che ha fatto perdere ogni speranza, ogni voglia di rimanere presenti in un territorio bellissimo, stupendo ma deturpato dalla politica, dal malaffare e dai continui tradimenti che vive questo popolo ormai allo stremo.
Serpeggia diffusamente nei cittadini il senso e la misura di quello che è diventato il nostro paese nel momento in cui festeggia i suoi 150 anni, che è quello di scappar via e avere come modello popoli come quello tedesco e giapponese che hanno in loro un senso di appartenenza che manca totalmente alla nostra nazione.

Basti pensare quello che stanno vivendo i giapponesi oggi e quello che hanno vissuto i tedeschi ieri.

Oggi più che mai si sente la necessità di recuperare nel presente quelle motivazioni e quei valori che erano alla base del progetto dell’Italia risorgimentale. Bisogna accogliere quella sfida politica, economica e sociale che è la globalizzazione, mettendo insieme tutte le nostre esperienze di ieri e di oggi per poter ritrovare quelle radici comuni, quell’unità necessaria che ci permetta di andare avanti e di poter ridare speranza a una nazione fatta di giovani, di uomini di mezza età e di anziani che la vivono giorno dopo giorno. Il manifesto della nostra unità deve essere quello che fu espresso da quegli uomini che fecero l’epopea risorgimentale.

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