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Baby sitter morde bimbo di un anno. Il giudice: “E’ autodifesa”

Un giovane baby sitter morde il bimbo di un anno a cui badava. Il giudice attenua la pena dicendo che si è trattata di autodifesa.

Baby sitter

Il fatto

Shane Stone è un ragazzo di 23 anni. Vive a Bristol e, come tanti ragazzi della sua età, decide di fare un lavoretto per recuperare soldi. Shane fa da baby sitter a un piccolo bambino che ha solo un anno. Si sa, i bambini a quell’età sanno essere molto vivaci. Ma questo bambino sembra proprio non ne voglia sapere di fare il bravo e un giorno il giovane baby sitter morde il bimbo. Una reazione decisamente esagerata, ma il ragazzo l’ha fatto di getto. Si sentiva “bullizzato” dal piccolo che aveva in custodia. Che il bullismo vada oltre le parole lo si sa, ma non si poteva immaginare che un bambino di un anno potesse mettere tanto alle strette un ragazzo di 23 anni! E’ infatti impossibile per il ragazzo spiegare alla mamma del piccolo cosa è successo, quando la donna, tornata a casa, nota il vistoso livido sulla faccia del figlio.

All’inizio il ragazzo dice che è stato un incidente: la testolina del bambino è sbattuta contro la sua bocca. Ma i segni dei denti sono evidenti e dovrà, perciò, ammettere la verità.

Il processo

I genitori del piccolo morso fanno causa a Shane. Hanno tutte le ragioni per farlo! Ma in tribunale vengono portati alla luce dei retroscena che cambiano prospettiva alla storia. Il ragazzo aveva precedenti penali: era già stato processato per rapina. Ma anche il gesto criminale del passato poteva avere una motivazione scatenante: Shane soffriva da tempo di depressione e di disturbi d’ansia. Pare che, proprio per questi disturbi, assumesse anche cannabinoidi, che potrebbero aver alterato la percezione della realtà nel momento critico. Inoltre il giudice ha preso in considerazione come attenuanti l’atteggiamento del bambino di un anno.

Pare che il piccolo picchiasse e vessasse Shane, al punto da esasperarlo.

L’esito

Il giudice, quindi, ha tenuto in considerazione l’intera storia di Shane, prima di esaminare il caso del morso al bambino. Considerando, infatti, la precedente rapina, la depressione e il bambino “vivace”, il giudice non ha potuto dargli la pena completa. Per il ragazzo era stata decisa una reclusione di 5 mesi, ma il giudice ha optato per 6 mesi di coprifuoco notturno e un risarcimento di 115 sterline. Secondo la corte il ragazzo era problematico e stava cercando un canale per sfogare la sua rabbia; è stata la sorte che ha voluto il bimbo come “vittima” del momento. Invece di imporre una pena severa, ma che non avrebbe insegnato nulla a Shane, il giudice ha preferito dare una pena apparentemente più morbida e concedergli 2 anni di tempo per riflettere.

La reclusione, infatti, non è stata scartata del tutto, ma sospesa per 2 anni prima che, in caso il baby sitter non si redima, venga applicata.

La rabbia

L’esito particolare di questo processo ancor più particolare ha creato non poco scompiglio. Già durante il processo, infatti, una folla inferocita si è rivolta contro Shane. Visto da molti come un mostro che maltratta bambini, ha ricevuto diverse minacce di morte. Il ragazzo ha dovuto prendere persino la decisione drastica di trasferirsi insieme alla sua famiglia. Di sicuro anche questo particolare ha spinto la corte a vedere il caso con occhi diversi: per quanto il ragazzo abbia sbagliato, non è il linciaggio la soluzione. Aggiungendoci la già presente depressione, Shane si è trovato sempre più in una situazione opprimente. Però non si può ignorare nemmeno la paura e la rabbia dei genitori del bimbo morso. Il pentimento di Shane, che ha chiesto scusa per l’accaduto, può non essere un risarcimento bastevole. (Per altre notizie sui giovani e la depressione vedi “Blue Whale, ragazza salvata in extremis: “viva grazie ai miei”“)


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