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Bari: futuro avvolto nell’incertezza
Sport

Bari: futuro avvolto nell’incertezza

Chissà se è per “merito” di una triste abitudine o per una fatale rassegnazione, ma i tifosi del Bari hanno accolto senza battere ciglio il ritorno in serie B dopo due anni di gloria (vabbè, facciamo uno). L’unica contromisura è stata quella che il pubblico biancorosso attua da tempo appena le cose non vanno bene: una lenta disaffezione, resa ancor più visibile dal fatto di giocare in una cattedrale nel deserto che si svuota quasi completamente con grande facilità quando i risultati sul campo iniziano a deludere. Fu così nella prima parte dei grigi anni 2000, quando (2004) i galletti retrocessero pure in C1 nell’indifferenza generale dopo il playout contro il Venezia, salvo poi essere ripescati per il fallimento del Napoli.

Ed allora la dodicesima retrocessione della storia del club (primato assoluto, in attesa di capire cosa succederà al Brescia) non ha provocato sollevazioni di piazza ma la semplice constatazione che, forse, nelle precedenti due annate si era volato troppo in alto, almeno rispetto a quanto la situazione societaria consentisse di fare.

I dati d’altronde non regalano alibi: con venti reti all’attivo i pugliesi hanno, a quattro giornate dalla fine, il peggior attacco della serie A negli ultimi dodici anni (ultima peggior prestazione i diciannove gol del Piacenza 1999-2000) ed il dato potrà solo leggermente migliorare nell’ultimo mese di agonia. Di fatto già condannata a Natale, la squadra ha pagato evidenti limiti strutturali soprattutto in attacco ed un mercato incapace di fare tesoro delle cessioni di Bonucci e Ranocchia.

Ma in fondo la stessa promozione targata Antonio Conte era stata del tutto inaspettata e la successiva magica stagione con Ventura in panchina era parsa un sogno per una squadra che aveva raccolto le proprie fortune più grazie all’organizzazione di gioco che ad un’oggettiva qualità tecnica. Abbassatesi le motivazioni, è calato il sipario. Ed ora? Il futuro è pieno di incertezze e non può che dipendere dalle decisioni di Vincenzo Matarrese: il presidentissimo, non da oggi, ha voglia di mollare ma la complessa trattativa con la cordata di imprenditori locali, De Gennaro, Ladisa e Guastamacchia, interessati a rilevare ciascuno il 20% delle quote societarie, destinati a rilevare la maggioranza del pacchetto azionario, segna il passo (l’incontro previsto per oggi ha subito un nuovo rinvio) e si deve scontrare con ostacoli di varia natura, su tutti l’indisponibilità degli acquirenti a coprire i buchi di bilancio.

Ma i dubbi sono ancora tanti, relativi alla reale volontà di cedere ed alla valutazione di un patrimonio tecnico che ha poco da offrire.

Se ne andrà il ds Angelozzi, visto come il principale artefice del tracollo, per la panchina si fa il nome di Pasquale Marino, che sarebbe garanzia di progetti ambiziosi, ed in fondo gli esempi di Atalanta e Siena incoraggiano all’ottimismo ma le due future promosse hanno potuto mantenere un parco tecnico di prim’ordine che al Bari manca. E’ ancora troppo presto insomma per sapere se il prossimo campionato di B vedrà i biancorossi tra i protagonisti. Perché di illusioni, al San Nicola, ne hanno vissute abbastanza.

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