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Barista si incatena al dehors per protestare contro i ristori bassi

Ristori insufficienti e Piemonte in lockdown: la combinazione micidiale che sta mettendo in ginocchio molti commercianti come Salvatore

Barista si incatena al dehors per protestare contro i ristori
Salvatore Chiarello incatenato al dehors del suo bar a Torino

Barista si incatena al dehors per protestare contro i ristori “insufficienti”, Salvatore Chiarello è ormai allo stremo e non è il solo. L’uomo è titolare di un bar di via San Secondo a Torino ed ha deciso di inscenare la sua clamorosa protesta perché ritiene di essere arrivato al punto di non ritorno.

Da oltre 30 ore è incatenato al dehors del suo locale. Lo scopo dichiarato è protestare contro il governo dopo l’ingiunzione di un avvocato. Quell’atto gli intima di pagare due mesi arretrati d’affitto, ma lui, fra chiusure e ristori bassi, quei soldi non li ha, e vede una vita di sacrifici andargli in fumo sotto il naso. “Ho perso in mancati incassi 65 mila euro a causa dei vari lockdown”.

Barista si incatena al dehors: “Abbandonato”

E ancora: “Lo Stato ci abbandona con ristori insufficienti, rischiamo di perdere la nostra attività”. Più chiaro di così. Chiarello gestisce il bar insieme a sua moglie e ha chiesto un incontro al presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. Vicino al luogo della protesta staziona una volante della Polizia. E la situazione del Piemonte in rapporto a restrizioni e possibilità che Salvatore torni a fatturare non è rosea.

Non lo è perché è rossa proveniente da rosso scuro: la regione ci resterà fino al 6 aprile dopo la conferma delle ore scorse. Addirittura indiscrezioni davano la zona rossa come valida fino all’11 o 12 aprile. In Piemonte dunque i bar come quello di Salvatore resteranno chiusi. Poi resta il coprifuoco tra le 22 e le 5.

Vendere un caffè? Impossibile

In più, secondo il decreto del 22 febbraio, sono vietate le visite a parenti e amici. Quelle saranno invece consentite solo dal 3 al 5 aprile per le feste pasquali. Per uscire di casa continua ad essere necessaria l’autocertificazione, mentre continuando ad essere chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado fino a dopo Pasqua. In una situazione del genere vendere anche solo un caffè è impossibile, e se i ristori sono sotto soglia di utilità allora la portata di drammi come quella di Salvatore sono è facilmente intuibile.

Giampiero Casoni è nato a San Vittore del Lazio nel 1968. Dopo gli studi classici, ha intrapreso la carriera giornalistica con le alterne vicende tipiche della stampa locale e di un carattere che lui stesso definisce "refrattario alla lima". Responsabile della cronaca giudiziaria di quotidiani come Ciociaria Oggi e La Provincia e dei primi free press del territorio per oltre 15 anni, appassionato di storia e dei fenomeni malavitosi. Nei primi anni del nuovo millennio ha esordito anche come scrittore e ha iniziato a collaborare con agenzie di stampa e testate online a carattere nazionale, sempre come corrispondente di cronaca nera e giudiziaria.


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Giampiero Casoni

Giampiero Casoni è nato a San Vittore del Lazio nel 1968. Dopo gli studi classici, ha intrapreso la carriera giornalistica con le alterne vicende tipiche della stampa locale e di un carattere che lui stesso definisce "refrattario alla lima". Responsabile della cronaca giudiziaria di quotidiani come Ciociaria Oggi e La Provincia e dei primi free press del territorio per oltre 15 anni, appassionato di storia e dei fenomeni malavitosi. Nei primi anni del nuovo millennio ha esordito anche come scrittore e ha iniziato a collaborare con agenzie di stampa e testate online a carattere nazionale, sempre come corrispondente di cronaca nera e giudiziaria.

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