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Benedetto Buono: “Le nuove generazioni sono il core asset per il nostro futuro”

Il manager Benedetto Buono annuncia l'apertura della sua boutique di formazione e consulenza per trasformare il network in business.

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Nel moderno contesto competitivo sempre più dinamico e mutevole, per gli imprenditori è neccessario sviluppare quante più relazioni possibili in ottica di business e poter così contare sempre su imput esterni che stimolino il ragionamento e che vadano ad attivare delle nuove dinamiche e opportunità commerciali. È il cosiddetto business networking, vero valore aggiunto per un imprenditore di successo. Sono queste le tematiche affrontate da Benedetto Buono, manager e business angel, nel suo ultimo libro dal titolo “Business networking. L’importanza delle relazioni umane per una carriera di successo nell’epoca digitale”.

Quanto è importante il Network per fare business?

È fondamentale oggi più che mai e domani lo sarà sempre più. L’ultimo anno è mezzo ha stravolto anche il mondo del business naturalmente. È arrivato il classico cigno nero. Abbiamo toccato con mano l’epoca dell’incertezza e la stiamo vivendo. Anche il business è stato toccato pesantemente, abbiamo sperimentato il confinamento a casa, lo smart working che in alcuni momenti di smart ha avuto veramente poco e tutta una serie di riflessi incredibili che per anni andranno a modificare il contesto professionale in cui operiamo. Ci troviamo di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale, all’automazione spinta. Il tasso di sostituzione in molti lavori è incrementato. Il talent pool globale è accessibile in ogni momento da chiunque, quindi la competizione aumenta.

Come si fa in un contesto di questo tipo, altamente liquido, mutevole e ultraveloce, a rimanere a galla, a distinguersi, a comunicare il proprio valore? Lo si fa lavorando su alcune metacompetenza, una delle quali – la fondamentale – è la capacità di creare delle relazioni di valore, di manutenerle nel tempo e renderle sostenibili. C’è il concetto di prova del tempo, la relazione non è fine a se stessa, non è one shot, ma dà i suoi frutti nel tempo. È un po’ come la botamica, si coltiva un seme e lo si accompagna a diventare una pianta per avere i frutti migliori.

Quando una relazione è di valore? Quando è win win, quando genera maggior valore rispetto alle singole componenti, rispetto a quello che potrebbero fare separatamente. Per generare valore la regola fondamentale è una, come ci insegna il buon Adam Grant, essere giver non taker, quindi approcciare gli altri anzitutto per dare qualcosa che può essere il proprio pensiero, il proprio tempo, qualsiasi cosa. La messa a disposizione dei propri contatti.

Bisogna dare prima di pretendere qualcosa in cambio. In questo modo si saranno gettate delle basi verosimilmente proficue per una relazione nel medio lungo periodo. Il digitale ha acuito, ha acceletato anche la trasfromazione relazionale. Oggi non si hanno più scuse. Piattaforme come LinkedIn azzerano la teoria dei sei gradi di separazione, oggi tutti sono raggiungibili con uno due click. Il mondo è a portata di mano. La sfida sarà quella di sfruttare questo accumolo, anche selvaggio, di contatti social in vere e proprie relazioni. E le relazioni in opportunità.

Quanto di quello che ha spiegato nel libro è frutto delle tue esperienze professionali?

Direi che al 110% è frutto di quello che ho avuto la fortuna di sperimentare nei miei precedenti anni professionali. Sono stato molto fortunato perchè ho fatto tanti lavori per grandi brand italiani ed internazionali. Ho iniziato nella consulenza strategica, sono passato poi nell’industria pesante nell’aerospazio e difesa e in ultimo nei financial services per una grande istituzione finanziaria. Ho avuto modo di occuparmi di stratregie, di digital transformation e di investor relations.

Ho toccato con mano l’importanza di costruire reti, relazioni, ecosistemi. Anche il migliore e inaccabile dei business model non può esplicare il reale valore senza un’audience, una rete pronta a recepire quel valore. Qui emergono prepotentemente i due risvolti, da un lato la capacità di costruire delle reti e dall’altra anche la capacità di comunicare quel valore. Questo vale tanto per i brand e le corporate, quanto per i singoli professionisti. Nel mio caso specifico se mi guardo alle spalle l’esperienza che più di tutte ha caratterizzato questo afflato verso il business networking sono stato gli anni spesi nell’investor relations di un grande gruppo aerospaziale quotato che mi ha fatto toccare con mano il punto di congiunzione tra la capacità comunicativa e di gestione delle relazioni con l’abilità nel comunicare il valore di una società, il valore di asset.

Quindi il business netowrking è anche questo, collegare le persone e collegarle attraverso il valore di un asset, di una società, di un prodotto. È un fil rouge invisibile, ma che è molto forte se si riesce ad intercettare. In ultimo, sicuramente un passaggio fondamentale è stata l’esperienza Executive MBA che ho avuto la fortuna di fare tra il 2015 e il 2017 presso una primaria business school italiana, il MIP Politecnico di Milano. Li per la prima volta ho avuto modo di approcciare in maniera accademica e scientifica le teorie dietro il networking. C’è tutto un mondo di matrice anglossassone di scritti e teorie che consolidano e danno struttura a questa metacompetenza e sempre più si sta riscoprendo anche la validità scientifica dietro gli argomenti di cui stiamo parlando.

Ora ti accingi ad intraprendere una nuova avventura professionale che ti vede protagonista al 100%.

Sono in un momento di cambiamento, di discontinuità. Credo molto nel valore del cambiamento. Penso che l’innovazione stessa sia figlia del cambiamento. Lascio un grande brand in cui ho speso degli anni meravigliosi e costruito delle relazioni fantastiche, imparando tanto da un punto di vista umano e professionale, per produrre un’attività mia. Fondare una mia boutique di consulenza e formazione. Consulenza strategica con un focus specifico sulla gestione e la messa a valore del patrimonio relazionale di grandi corporate, istituzioni, fondazioni e così via. Quindi ritroviamo anche in questa mia nuova avventura il filo conduttore del networing applicato pesantemente al business.

Quale sarà il principio cardine con cui offrirai le tue consulenze, quello che ricorrerà nelle varie strategie che proporrai ai tuoi clienti?

Un elemento fondamentale che ho appreso negli anni di angel investing, che dal 2013 in avanti ho portato avanti, è l’approccio di piattaforma, ovvero la volontà di costruire intorno alla mia boutique un piccolo ecosistema di partner strategici con i quali andare a servire anche richieste strutturate di clienti molto grandi, dove verosimilmente da soli si potrebbero avere delle difficoltà ad affrontare certe tipologie di richieste.

I partner dovranno essere accumunati da valori comuni quali trasparenza, servizio verso la società, inclusione. Dall’altro dovranno essere di volta in volta specializzati in nicchie di competenza che possano andare dal public affair al lobbying al digital piuttocosto che ad altri comparti. La volontà è dunque quella di essere il collante rispetto a questi servizi accumunati dal core asset relazionale che sarà il fil rouge di un approccio congiunto al mercato.

Qual è il cliente per cui vorresti mettere a disposizione le tue competenze e quindi fornirgli una consulenza?

Ce ne sono tanti ovviamente, il mercato è pieno di brand di primaria importanza con cui sarebbe bello collaborare in futuro. Ho avuto modo di lavorare per alcuni di queti in passato, con tanti altri mi piacerebbe lavorare. Più che risponderti con un brand specifico ti direi che mi piacerebbe lavorare con quei brand che non vedono soltanto il puro profit da conto econominco come obiettivo, ma hanno una visione più allargata anche di impatto sociale quindi su una pletora di stakeholders rispetto all’attività che vanno a produrre. Mi piacerebbe collaborare con delle realtà illuminate da questo punto di vista e che possano avere un impatto minimale o grande a piacere, ma reale, sulla società.

Sia il libro Business networking che questo nuovo progetto professionale dimostrano una tua volontà di mettere a disposizione degli altri le tue competenze e il sapere che hai acquisito in questo tempo. Hai altri progetti divulgativi?

Sicuramente la formazione è un mio pallino. Mi piacerebbe sempre più contribuire alla crescita professionale delle nuove generazioni e per fare questo collaborare anche con brand importanti e di riferimento nel panorama dell’education nazionale e internazionale. Parto dal presupposto che siano le nuove generazioni il core asset fondamentale per il nostro futuro, sono loro che possono cambiare il mondo fuori dalle metafore sentite tante volte.

Io ci credo davvero nell’ottica del give back. Mi piacerebbe trasmettere loro quel po’ di esperienza che nel corso degli anni ho avuto la fortuna di accumulare grazie alla vicinanza e al vedere all’opera gente molto più brava di me che tanto mi ha insegnato. Quindi mi piacerebbe fare un po’ da collegamento tra coloro che mi hanno insegnato e coloro che possono cambiare le cose.

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