Bimbo a rischio trombosi, la denuncia della madre: 'Torturato per un prelievo del sangue'
Bimbo a rischio trombosi, la denuncia della madre: ‘Torturato per un prelievo del sangue’
Cronaca

Bimbo a rischio trombosi, la denuncia della madre: ‘Torturato per un prelievo del sangue’

sangue

All'Ospedale di Adria un bimbo di soli 4 mesi ha rischiato la vita a causa di un prelievo di sangue sbagliato. Il racconto della madre.

All’Ospedale di Adria un bimbo di soli 4 mesi ha rischiato la vita a causa di un prelievo di sangue sbagliato. Il racconto della madre.

La vicenda

Un’altra storia di malasanità italiana. Questa volta i protagonisti sono Federica, una giovane mamma di Adria, e il suo piccolo bambino di soli 4 mesi. La vicenda ha davvero dell’assurdo: stando a quanto raccontato dalla madre, la salute del piccolo sarebbe stata messa gravemente a rischio a causa della noncuranza e dell’assenza di professionalità del personale ospedaliero. La donna infatti si era recata all’ospedale per sottoporre il figlio di 4 mesi a un semplice prelievo del sangue. Quelle che sarebbero dovute essere delle analisi di routine si sono presto trasformate in una vera e propria tortura per il piccolo, la cui incolumità è stata messa a rischio.

Rischio trombosi

Il prelievo del sangue è stato fatto in maniera errata, tanto da provocare sul piccolo braccio del bambino, diversi lividi causati dall’eccessiva compressione.

Una cosa del genere rappresenta un rischio notevole per la salute di un neonato, comportando anche il rischio di trombosi per il piccolo.

Il racconto della mamma

Mamma Federica si è mostrata sin da subito decisa a denunciare l’accaduto, non perché sia una mamma particolarmente apprensiva, ma proprio per far venire alla luce la noncuranza del personale ospedaliero nel quale si è imbattuta. Questo appare subito chiaro dalle sue stesse parole: “I miei figli sono nati prematuri e sono stati 50 giorni in terapia intensiva a Padova dove sono stati sottoposti a ogni trattamento medico possibile, con sondini, cannule e perfino prelievi fatti sul cranio. Questo per far capire che ne ho viste tante e non sono certo una mamma apprensiva che va in ansia per un prelievo”. Quella di mamma Federica è una vera denuncia nei confronti della malasanità italiana, che non fa che alimentare le paure di chi già vive una condizione difficile per la propria salute:

Mi è stato detto che l’infermiera che di solito si occupava dei prelievi era impegnata per un cesareo e un’altra infermiera ha detto ‘Provo io’.

E già il verbo provare suonava strano. Due infermiere hanno così iniziato la loro prova. Una ha detto all’altra di farle da laccio emostatico. Altra cosa piuttosto strana: non capivo perché non usassero il laccio come si fa in questi casi. Invece, per prendere la vena nel braccino di mio figlio che pesava appena 5 chili, hanno pensato di schiacciarlo con la pressione del proprio corpo. Mio figlio si è messo a piangere disperato. Hanno provato per tre volte ad inserire l’ago, ma senza trovare la vena”.

La conclusione della vicenda

Il fatto che il piccolo non sia stato in fin di vita è stato possibile solo grazie all’arrivo di una terza infermiera, decisamente più esperta delle altre, la quale, aiutandosi con il laccio emostatico, in pochi secondi ha individuato la vena e fatto il prelievo al piccolo. Il danno all’altro braccio però era ormai stato fatto, tanto da rischiare una trombosi.

La famiglia non ha voluto adire a vie legali denunciando l’Ospedale di Adria, ma ci ha tenuto a far emergere la notizia, al fine di evitare che vicende simili accadano di nuovo in futuro, come sostenuto infine dalla stessa mamma: “Per i miei due piccoli ho un senso di riconoscenza verso la sanità in generale.

Per questo mi rammarica essere stata testimone di una condotta così grave”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche