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Bimbo strangolato con la cerniera del cappotto, riaperto il caso contro 13enne che lo avrebbe ucciso

Era lunedì 29 novembre 1994 quando in un bosco di Peterborough un bimbo di 6 anni venne strangolato con la cerniera del cappotto e denudato

Rikki Neave

Il Regno Unito costretto a ripercorrere l’orrore del 29 novembre 1994, quando un bimbo di sei anni venne strangolato con la cerniera del cappotto: in questi giorni è stato riaperto il caso contro il 13enne che allora lo avrebbe ucciso e che oggi ha 40 anni

Rikki Neave, il bimbo strangolato con la cerniera del cappotto nel bosco dietro casa

Rikki Neave venne ammazzato in un bosco nei pressi dell’abitazione della madre, a Peterborough, ed oggi il 40enne James Watson deve rispondere di quell’orribile crimine che all’epoca vide la polizia impegnata a cercare invano un colpevole da portare in tribunale. 

Cosa avrebbe fatto James Watson con il cadavere del bimbo strangolato con la cerniera del cappotto

Secondo il pubblico ministero John Price invece, e dopo una serie di nuovi elementi probatori, ad ammazzare Rikki Neave sarebbe stato proprio lui, l’allora 13enne James Watson, che lo avrebbe anche “messo in posa” nudo sotto un albero nel bosco dove si consumò l’omicidio.

La sua uniforme scolastica – pantaloni grigi, una camicia bianca e un cappotto blu – era stata gettata in un cestino vicino. 

La svolta del Dna nel caso del bimbo strangolato con la cerniera del cappotto

La svolta in realtà arrivò già nel 2016, quando l’analisi del Dna permise di rilevare tracce genetiche dell’offender addosso a fibre prelevate dai vestiti della vittima. Watson  invece aveva sempre negato di aver interagito con Rikki, aveva ammesso di averlo intravisto il lunedì della scomparsa ma di non averlo mai toccato.

Dopo una serie di indagini ulteriori si era arrivati a chiedere un processo che in questi giorni sta tenendo il Regno Unito con il fiato sospeso. 

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