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Birmania, spari sulla minoranza buddista

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L'episodio è avvenuto ai margini di una manifestazione dai tratti nazionalistici.

Birmania

Protestare in Birmania di questi tempi non è sicuramente esente da rischi. Questa volta, dopo le violenze ai danni della minoranza musulmana Rohingya, a farne le spese sono i buddisti dell’etnia Rakhine. Le morti sarebbero causate dalla risposta violenta della polizia nei confronti di sette monaci che cercavano di impossessarsi di un ufficio governativo. L’episodio è avvenuto nel sito archeologico di Mrauk-U.

Birmania, spari sulla minoranza buddista

Sarebbero sette i morti accertati fino a questo momento. Non una strage, ma quanto basta per allarmare nuovamente i custodi dei diritti civili. Durante una grande manifestazione che ha coinvolto circa 5.000 persone, sette persone sono rimaste senza vita. La manifestazione, dalle prime notizie che si hanno, si presentava come una riunione della comunità a carattere nazionale.

La violenza si è svolta nella città di Mrauk-U, nel sud-ovest del paese. La città, importante sito archeologico, è localizzata nel nord dello stato di Rakhine. Lo stato, è coinvolto nell’altra grande questione etnica del paese: quella dei rohingya

L’esodo dei rohingya

La regione è patria della minoranza musulmana Rohingya che è stata costretta a lasciare il paese a causa delle ripetute violenze subite nel corso degli ultimi anni. Sono stati infatti numerosi i morti, molti costretti ad abbandonare le proprie case e altrettanti vittima di arresti ingiustificati. Molti sono stati anche privati della cittadinanza, costretti così ad abbandonare il paese e riparare nel confinante stato musulmano del Bangladesh. Il Bangladesh, fino al 1947 parte dell’India, e dalla fine degli anni Settanta indipendente anche dal Pakistan, è uno stato a maggioranza musulmana sunnita.

Bisogna inoltre ricordare che esiste un gruppo di ribelli rohingya ( Esercito per la salvezza dei rohingya nel Rakhine), guidato da un rohingya nato in Pakistan e cresciuto a La Mecca. Il leader, e anche fondatore dell’organizzazione, è Ata Ullah. La formazione, formata da da parecchie centinaia di combattenti, ad Agosto 2017 ha attaccato una stazione di polizia nello stato del Rakhine uccidendo una dozzina di persone e provocando la dura reazione dell’esercito birmano. Il gruppo era a conoscenza che l’attacco avrebbe provocato ancor più persecuzioni contro i rohingya, costretti così a lasciare il paese, ma avrebbe agito per attirare l’attenzione del mondo sugli abusi dei militari nello stato di Rakhine. Secondo “Medici senza frontiere” la scorsa estate sono stati uccisi 6.700 rohingya in Myanmar nelle violenze da parte dell’esercito e del governo nel tentativo di una pulizia etnica.

Birmania

Paese multiconfessionale

Nel Myanmar, nome ufficiale della Birmania, secondo alcuni studiosi la percentuale della popolazione musulmana è sottostimata, secondo i dati degli ultimi censimenti effettuati dal governo. Il paese, a maggioranza confessionale buddista di etnia Bamar, è governato attualmente da una governo semi-democratico dopo una lunga dittatura militare. L’etnia Bamar comprenderebbe circa il 70% della popolazione. L’etnia Rakhine è dunque una minoranza etnica all’interno della maggioranza religiosa buddista. Vi sono poi altre due importanti storiche minoranze etniche di confessione buddista: i Shan e i Mon. Nel paese sono presenti anche minoranze cristiane e induiste.


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